Sud

Mimmo Lucano durante una manifestazione per il bracciante maliano Soumayla

La campana di Riace

di Ida Dominijanni (in internazionale.it,ottobre 2018) In un paese come l’Italia in cui un partito al governo può restituire cinquanta milioni di maltolto alle casse pubbliche in ottanta comode rate, in una regione come la Calabria che non smette di essere massacrata da pratiche amministrative criminali di ogni genere, accade che il sindaco di un

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Riace: un modello di città dell’accoglienza

di Manou Novellino (in societadeiterritorialisti.it,maggio 2018) Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.Riace, è un paesino sulle colline ioniche della Calabria, ha iniziato a riprendere vita grazie ai profughi del sud del mondo. E questo per la tenacia di un riacese, Mimmo Lucano, mosso da una grande passione per un mondo

Foto LaPresse - Cosimo Calabrese
16/10/2015 Taranto
Cronaca
Taranto: un violento nubifragio ha creato disagi e danni in città, in particolare al quartiere Tamburi, dove si trova l'azienda Ilva. All'interno dello stabilimento in mattinata alcuni reparti sono stati evacuati.

ILVA: l’unica scelta libera ce l’aveva il governo

di Rita Cantalino (in asud.net,settembre 2018) Prologo È difficile scrivere qualcosa su quello che sta accadendo a Taranto in questi giorni per una ragione molto semplice: non c’è niente di nuovo. Che il popolo tarantino fosse stato sacrificato sull’altare del progresso e del profitto era un  dato che avevamo acquisito già da tempo. Che ogni

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Todo modo a Scampia

di STEFANO TACCONE Todo modo è la locuzione abbreviativa della massima di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dell’ordine dei Gesuiti, Todo modo para buscar y hallar la voluntad divina, ma essa è ormai più famosa come titolo del romanzo di Leonardo Sciacia risalente al 1974 o del film di Elio Petri che da esso è tratto. Nel romanzo

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Nota meridionale sui risultati elettorali

di Francesco Maria Pezzulli In un articolo pubblicato poco dopo l’esordio del governo Renzi, scrivevamo che il giovane fiorentino sarebbe caduto sul Mezzogiorno per la spregiudicatezza, meglio la superficialità, con la quale il novello premier si approcciava alle questioni meridionali (1). Fu subito evidente, infatti, la continuità con le politiche clientelari storicamente protrattesi nel sud

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Donne e albanesi: nuove forme di vita

di KETTY NARDULLI (in Sudcomune, marzo 2018) Per introdurre il presente scritto, partirò dalle conclusioni del precedente lavoro in cui ho espresso l’ipotesi di una realtà sociale in certa misura modificabile dal soggetto che l’interpreta e dalla definizione che esso ne dà secondo i propri schemi e costrutti mentali rinvenenti da retaggi culturali acquisiti nel tempo. Con

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Et in Pausilipo ego

di STEFANO TACCONE (in Sudcomune, febbraio 2018) Et in Arcadia ego è un’iscrizione riportata in alcuni importanti dipinti del Seicento, fra cui uno del Guercino (1618–1622) ed un altro, di pochi anni più tardi (1640), di Nicolas Poussin. Il primo possiede forse un impatto visivo ancora più prorompente del secondo: i busti di due pastori sbucano dagli

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Sulla femminilizzazione dei processi migratori: il caso delle donne albanesi in Puglia. Una introduzione

Con questo importante testo introduttivo di Ketty Nardulli iniziamo ad affrontare un tema poco analizzato ma di estremo interesse per comprendere i processi di globalizzazione (e di neofeudalesimo) presenti oggi nel Mezzogiorno d’Italia. Seguiranno pertanto altri interventi sull’argomento, a cadenza all’incirca mensile, incentrati i prossimi sul protagonismo femminile in questi particolari flussi migratori e sul

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Rosarno, otto anni dopo la rivolta: dove vivere e lavorare rimane vergognosamente disumano

di MEDU-Medici per i diritti umani (in mediciperidirittiumani.org,gennaio 2018) Otto anni dopo la rivolta di Rosarno, poco o nulla è cambiato per i quasi 3.000 lavoratori migranti che anche quest’anno si sono riversati nella Piana di Gioia Tauro per la stagione agrumicola. Secondo i dati raccolti della clinica mobile di Medici per i Diritti Umani (Medu),

Il ponte di Calatrava a Cosenza; sotto la protesta del comitato Prendocasa © Giaco Greco

Cosenza ha il suo Calatrava, ma non collega niente

di C. DIONESALVI e S.MESSINETTI(in ilmanifesto.it, gennaio 2018) Ci sono voluti due decenni, ma alla fine pure in Calabria è stato issato un ponte progettato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava. A forma di arpa, con un’ampiezza di 130 metri e una torre alta 104, sarà intitolato a San Francesco di Paola, che di ponti non aveva

Chiara Pirroncello nel suo laboratorio di tessitura artigianale a Chiaravalle, in provincia di Catanzaro, luglio 2017. (Andrea Sabbadini, Buenavista photo)

Le ragazze e i ragazzi che sfidano la mafia in Calabria

di ANGELO MASTRANDREA (in internazionale.it,gennaio 2018) In molti paesi della Calabria è ancora vivo il ricordo delle majistre, maestre, e dei loro segreti. Le uniche donne a saper preparare i telai erano anche le uniche a conoscere a memoria i cunti, racconti, una parola che indica le nenie con cui accompagnavano il loro lavoro. Per

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Agricoltura siciliana – Criticità e soluzioni

di DARIO TARDINI ( in Sensocomune.it,Dicembre 2017) Sono passati due mesi dalle elezioni regionali siciliane, ne è uscito vincitore il centrodestra, ma molto probabilmente sconfitto il popolo siciliano, che si ritrova un presidente eletto da una minoranza. Una cosa è certa, la Sicilia continuerà nel processo di “disamministrazione” e distruzione intrapreso dai governi Crocetta, Lombardo e Cuffaro. 

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L’identità ferita di Taranto, una città postindustriale

di GIROLAMO DE MICHELE (in il manifesto.it, dicembre 2017) «La speranza è una cosa infame inventata dai padroni», dice Mario Monicelli nel suo videotestamento spirituale. È la trappola nella quale è caduta Taranto con la fabbrica, come riconosce uno degli operai intervistati da Marta Vignola nel suo La fabbrica. Memoria e narrazioni nella Taranto (post)industriale

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Non spegni il sole se gli spari addosso

di MARCO SPAGNUOLO (in sudcomune.it del 22/12/2017) Oggi scende in piazza la collettività studentesca barese, attraverso quella pratica propria della lotta che unisce amore e rabbia: la solidarietà. Amore, perché la collettività si esercita non attraverso unanimismo, ma attraverso un reciproco riconoscimento di separazione da un capitale sempre più violento e selvaggio – e, quindi,

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