Gioia Tauro-Taranto: 900 portuali licenziati

di ELISABETTA DELLA CORTE (in Contropiano,dicembre 2016)

E’ ancora in alto mare e rischia di andare a fondo la tanto propagandata Agenzia per il lavoro – da finanziare con oltre 40 milioni di euro1 di fondi pubblici- che avrebbe dovuto ricollocare i 400 portuali licenziati da Medcenter Container Terminal insieme agli altri 500 dipendenti di Taranto container terminal- gestito da un’altra multinazionale, l’Evergreen2.

Ricostruiamo brevemente la vicenda di Gioia Tauro e poi quella di Taranto. Negli anni passati, la MCT, la multinazionale italo-tedesca che da sempre gestisce il porto, decise di assumere nuovo personale di piazzale con i contratti a tempo determinato, poi ne fece abuso e così un giudice sentenziò che quei lavoratori, circa 300, dovevano essere assunti dall’azienda e così fu3.

Poi, dopo tre anni di cassa integrazione l’azienda ha deciso di disfarsi di questi ‘nuovi’ operai e di una parte di quelli ‘vecchi’, di licenziarli, perché in esubero dato il calo dei traffici. In questo modo l’azienda avrebbe cancellato dal proprio libro paga gli stipendi di ben 442 lavoratori, riducendo di 1/3 la forza lavoro MCT. Questo taglio consistente si è poi ridotto di pochissimo. Dopo una flebile trattativa sindacale, chiusa a metà novembre con una resa, ovvero, solo 40 lavoratori reintegrati come voleva MCT4, e i restanti 400 fuori da collocare tramite l’Agenzia.

Ora che, dopo il niet della commissione bilancio di fine novembre, l’Agenzia rischia di sfumare, i rappresentanti dei sindacati confederali -che celermente hanno siglato la resa con la MCT prima ancora che la commissione bilancio si esprimesse-, il presidente PD della regione Mario Oliverio, sottosegretari e ministri, dovranno darsi un bel po’ da fare per far sì che i soldi per finanziare l’agenzia arrivino in porto, perché se così non fosse sarà difficile negare a migliaia di persone e alle loro famiglie che quell’accordo è una truffa vera e propria.

Anche al porto di Taranto5, abbandonato dalla Taranto Container terminal-Evergreen che ha preferito il porto di Bari, l’Agenzia doveva garantire i 520 lavoratori in esubero dopo la dipartita della TCT, in attesa di un nuovo terminalista capace di assicurare traffici e occupazione. Sono passati mesi, da quando TCT ha mollato l’ancora ma la banchina resta vuota. All’inizio dell’estate scorsa la proposta del consorzio Ulisse è stata bocciata dall’Autorità portuale di Taranto proprio perché non offriva garanzie adeguate. Intanto, anche il porto di Taranto come Gioia Tauro è sottoposto ai lavori di adeguamento infrastrutturale (banchina, carenaggio, etc.), per assecondare il gigantismo navale dei traffici containerizzati., Uno dei motivi per cui Evergreen ha spostato su Bari i traffici con il Pireo è che il porto di Taranto non si prestava all’arrivo delle nuove mega-navi container.

Data la situazione, con una certa urgenza, il 28 novembre, dopo la bocciatura della Commissione bilancio, presieduta dal PD Francesco Boccia, dell’emendamento relativo alla famosa Agenzia per il lavoro, infilato nella Legge di stabilità 2017, il sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri De Vincenti da Roma è planato in Calabria, a Catanzaro, per discutere con il presidente PD Oliverio, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e dell’azienda sui piani di sviluppo per il porto ma soprattutto per rassicurare gli animi sul futuro dell’Agenzia6. In pratica questa bocciatura significa affondare o rallentare la realizzazione dell’Agenzia che, almeno a parole, doveva garantire la riqualificazione, il reimpiego dei licenziati e soprattutto dava continuità alla cassa integrazione per trentasei mesi. A spiegare i motivi della sonora inammissibilità e a rilanciare sulle soluzioni è lo stesso sottosegretario De Vincenti che punta il dito contro il presidente della commissione bilancio, il PD Francesco Boccia, che ha considerato quest’intervento ‘microsettoriale e non d’importanza strategica’ come, invece, sostenevano lui, il ministro alle infrastrutture e ai trasporti Graziano Delrio e il governo regionale.

De Vincenzi nel corso di un’intervista rilasciata a margine dell’incontro del 28 novembre a Catanzaro 7 delinea gli scenari futuri: ‘’Prima di tutto- dice il sottosegretario- c’è un impegno complessivo su Gioia Tauro che è presente nel Patto per la Calabria con investimenti importanti sia sul porto che sul retro porto e i collegamenti infrastrutturali, per renderla competitiva, rendere Gioia Tauro un porto competitivo sullo scenario internazionale. Poi c’è l’impegno a presentare alla Commissione europea la domanda per la Zona economica speciale che stiamo preparando e poi, con la massima urgenza, ripresentare al Senato l’emendamento di costituzione della cosiddetta Agenzia del transhipment, che possa dare sicurezza ai lavoratori di Gioia Tauro e di Taranto nel processo di rilancio dei due porti, appunto, nella competizione nel mediterraneo. Questo è un impegno del governo e siamo anche molto fiduciosi che in senato la norma passerà e che quindi l’agenzia di transhipment sarà presto una realtà che darà la massima sicurezza ai lavoratori. Nel caso questo non dovesse avvenire, risponde De Vincenti, ‘’troveremo modo comunque di fare in modo che l’agenzia di transhipment possa essere costituita e comunque mettere in sicurezza i lavoratori e curare la ripresa del porto di Gioia Tauro e di Taranto’’. Infine, incalzato da un giornalista sulla questione dell’Agenzia, De Vincenzi non nega la sorpresa per la bocciatura del presidente della commissione bilancio per un emendamento che, a suo dire, aveva le carte in regola per poter essere accolto.

In sintesi De Vincenti prospetta due vie d’uscita all’incresciosa bocciatura della commissione bilancio. La prima in tempi brevi, è quella di ripresentare, questa settimana (ma è già trascorsa e non è successo niente, quindi tutto è rinviato a dopo il referendum), lo stesso emendamento al Senato, dove stando alle sue previsioni dovrebbe passare8. Chissà se questa stima sarà confermata, ma nel caso così non fosse ecco pronta la seconda promessa, un po’ più vaga, di De Vincenti che con toni rassicuranti dice che si troverà un’altra soluzione per la ‘’salvezza dei portuali’’.

A queste rassicurazioni si aggiungono quelle del presidente della regione Oliverio che, per l’ennesima volta, sgranando il rosario della competizione e dello sviluppo, ha ricordato sia l’importanza strategica del porto a livello europeo sia quella della propagandata ZES, la Zona Economica speciale che dovrebbe attrarre speculatori in cambio di laute prebende in termini di sgravi fiscali, sfruttamento dei lavoratori e del territorio.

Quali scenari si aprono a questo punto? Fino ad ora il conflitto era tra operai e azienda per il reintegro, dopo l’accordo della resa, se da Roma non arrivano risposte, gli stessi che da mesi tengono a bada i lavoratori con svariate promesse, dovranno chiamare ad una mobilitazione ‘controllata’ i portuali per provare a ‘forzare’ la cassa ed ottenere i soldi per l’Agenzia dal governo. Quale consenso troveranno sul fronte del porto è difficile per il momento da pronosticare. Quello che invece si delinea con nettezza è che quello del porto di Gioia Tauro è uno dei tasselli della ristrutturazione del lavoro portuale finalizzata alla riduzione dei costi e all’aumento dei profitti e della governabilità della forza lavoro per i terminalisti. Il modello ‘Agenzia per il transhipment’ come spiegava il sottosegretario De Vincenti sarà esteso agli altri porti nel caso vi fossero esuberi. Sfruttamento intensivo, flessibilità, precariato, sindacato consensuale rientrano nell’architettura neoliberista dei rapporti di sottomissione del lavoro al capitale. Niente di nuovo sotto il sole, è solo parte di quel processo intrapreso anni fa da Margareth Thatcher in Inghilterra.

Infondo, la cosiddetta Agenzia per il transhipment, va in questa direzione: è l’ennesimo ‘aiutino’, un servigio, reso alle multinazionali che gestiscono gli scali portuali, a Gioia Tauro come a Trieste o a Genova; un sistema per offrire just in time lavoratori ai terminalisti per assecondare i picchi e l’imprevedibilità dei traffici via mare sgravando l’azienda dal costo del lavoro.

Esiste qualcosa che possa porre freno a questa deriva neoliberista? In rete circolano informazioni9, appelli di solidarietà da un porto all’altro, da Felixstowe ad Algeciras a Los Angeles per i licenziamenti, la sicurezza, gli incidenti. Il gruppo facebook dei portuali inglesi di Felixstowe (https://www.facebook.com/felixstowe.docker.9/?fref=ts ), ad esempio, riporta un ventaglio di informazioni sul sistema dei traffici via mare – ci sono diversi post con immagini di container schiacciati, mezzi automatizzati fuori controllo; informazioni e commenti sulle condizioni di lavoro e sulle proteste in corso; campagne di solidarietà. Ecco, appunto, per finire, quella passione felice che è la solidarietà quando non è retorica ma ritorna all’origine manifestandosi come mutuo soccorso.

1 Qui il testo presentato alla commissione Bilancio e ritenuto inammissibilehttp://www.camera.it/leg17/824?tipo=A&anno=2016&mese=11&giorno=21&view=filtered_scheda&commissione=05
“L’Agenzia provvede al pagamento al personale di cui al comma 1 delle indennità per le giornate di mancato avviamento al lavoro, corrisposte con le modalità di cui al comma 2 dell’articolo 3 della legge 28 giugno 2012, n. 92, nel limite delle risorse aggiuntive pari a 18.144.000 di euro per il 2017, 14.112.000 di euro per il 2018 e 8.064.000 di euro per il 2019”.
2 Per Taranto leggi http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/notizie-nascoste/647278/taranto-container-c-e-rischio-esuberi.html

5 http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2016-11-04/porto-taranto-molo-orfano-tct-resta-senza-pretendenti-204734.shtml?uuid=ADyTMgpB

7 vedi video intervista a De Vincenzi qui http://www.zoom24.it/2016/11/29/porto-gioia-tauro-37037/

8 http://www.themeditelegraph.com/it/shipping/shipowners/2016/11/29/portuali-governo-ripresenta-agenzia-senato-2x13kYNTR2zopcHsPFlGrI/index.html