La Legnochimica a Rende in Calabria: dossier sull'inquinamento dell'area industriale

di Coordinamento territoriale #DECIDIAMO NOI (in Sudcomune.it,Novembre 2017)

Per un cambio di  marcia e direzione

L’inquinamento dell’area ex-Legnochimica di Rende (Cs), in Calabria, era stato sostanzialmente certificato nel 2010. L’indagine però non era stata completata per carenza di fondi. La perizia redatta dall’attuale rettore dell’Università della Calabria, Gino Mirocle Crisci, non era dunque riuscita a valutare a pieno il livello dell’inquinamento della zona industriale rendese.
Con l’autocombustione dei terreni ex-Legnochimica nel giugno di quest’anno, un coordinamento di associazioni, comitati, movimenti e singolarità riprendono insieme l’agire in comune, lucidando a nuovo un poco fortunato slogan delle lotte ambientali calabresi del 2014: #DecidiamoNoi!!!
Quello per cui si è inteso “ripartire” non è solo la triste storia della Legnochimica, ampiamente documentata in questo Dossier, ma è stata anche l’importanza da fare ripartire un processo in cui si verificasse un salto di qualità.
Non solo più, dunque, ricerca dei responsabili della scellerata gestione dell’area ex-Legnochimica, la loro concreta identificazione, ma critica delle èlites locali e nazionali, rivendicazione di spazi di democrazia reale, ricerca di nuovi modi di fare politica.
Il territorio, saccheggiato e avvelenato, riteniamo possa diventare un teatro di lotte delle popolazioni locali che rivendicano diritti, ma anche e soprattutto lo scenario per una politica dell’incontro e, più in generale, per una politica del comune.
La partita si gioca nella nostra capacità di invadere il “governo del territorio”,il “governo della città”, attraverso l’articolazione e l’organizzazione di contropotere e la sua estensione nella sfera delle istituzioni locali.
Le tracce di questa ipotesi spingono in diverse direzioni: su tutte, la capacità di sperimentare forme di gestione della cosa pubblica che mettano radici di “nuove forme di decisionalità” in grado di invertire le regole e la direzione del comando.
L’analisi dei diversi temi che interessano la produzione, la riproduzione e l’espropriazione del comune, l’inchiesta politica con i soggetti che vivono il territorio e l’interlocuzione con le istituzioni locali, sono le leve che intendiamo utilizzare per sperimentare innovazioni  politiche volte all’incidenza diretta delle popolazioni locali sulle decisioni altrimenti calate dall’alto.
Detto altrimenti, il nostro lavoro non riguarda una singola vertenza ma mira a costruire e  organizzare una dimensione costituente, delle lotte per la democrazia assoluta e per il governo dei molti che sono lotte profondamente anticapitaliste.

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La storia del gruppo Legnochimica S.P.A

Una storia lunga cinquant’anni, mezzo secolo. Una storia paradigmatica di ciò che è successo al Sud. Una storia che ci parla di un certo modo di intendere l’impresa privata, dei rapporti tra politica e capitale, dello sfruttamento dell’uomo e delle risorse ambientali circostanti, del ricatto assunzionale in terra di disoccupazione.
La società Legnochimica S.p.a inizia la sua avventura meridionale nel 1967 a San Vincenzo La Costa (CS) per poi trasferirsi nel Comune di Rende verso la fine del 1969. Lo stabilimento rendese, in realtà, fa parte di una costellazione aziendale facente capo al gruppo multinazionale guidato dalla famiglia Battaglia che ha il suo quartier generale a San Michele Mondovì in provincia di Cuneo.
Il gruppo che oggi ha cambiato la sua ragione sociale in Silvateam, vanta 160 anni di storia. Il dott. Camperi, nel 1854, creò il primo stabilimento a Corsaglia di Frabosa nella provincia di Cuneo, per l’estrazione di tannini dal legno di castagno, albero molto diffuso nella zona. Nei decenni successivi si moltiplicheranno i nuovi stabilimenti per la produzione dell’estratto di castagno, anche in altre regioni italiane ed in altre nazioni. La produzione industriale del tannino, molto utilizzato nell’industria conciaria particolarmente florida nel Nord d’Italia, fu una grande innovazione nel settore. Molto lunga è la storia del rapporto dell’uomo con la pelle animale, utilizzata per tantissimi scopi, per coprirsi ma anche per costruire scarpe e otri per conservare l’acqua ed addirittura per la produzione di strumenti musicali come le zampogne. La pelle però, essendo un elemento naturale, tende ad una rapida putrefazione e per essere conservata deve essere conciata. Anticamente questo si faceva lasciando in ammollo le pelli in acqua con dei pezzi di legno che molto lentamente rilasciavano per infusione le sostanze concianti. Il processo industriale applicato all’estrazione del tannino lo rendeva immediatamente disponibile riducendo di molto i tempi di produzione. La crisi del settore, come vedremo, coincise con la scoperta di concianti chimici come il cromo che, pur non avendo secondo gli specialisti lo stesso livello qualitativo, è sicuramente più rapido e quindi, dato che come ci hanno insegnato il tempo è denaro, anche più economico. Oggi in effetti più dell’80% dell’industria conciaria utilizza la concia al cromo.
Riprendiamo il percorso della lunga storia della Silvateam che muove i suoi primi passi come Jemina & Battaglia, il gruppo che rileverà la fabbrica di Corsaglia aprendo in pochi anni altre tre sedi sempre nella provincia di Cuneo: Pamparato (1856), Frabosa (1872) e Mondovì (1906). Un altro pezzo importante del puzzle societario è rappresentato dal gruppo Ledoga, nato autonomamente a Susa (Torino), nel 1868, per iniziativa di Roberto Emilio Lepetit, Alberto Dolfuss e Augusto Gansser, e che in pochi anni divenne il principale punto di riferimento per gli estratti tannici in Italia.
Sotto la guida di Carlo Giuseppe Battaglia, amministratore delegato dal 1913, la Jemina & Battaglia avviò presto una serie di importanti alleanze che raggiungono il loro apice con l’accordo di distribuzione stretto nel 1915 proprio con Ledoga che permise al gruppo di diventare uno dei principali produttori mondiali di tannino. Infatti, nel 1925, fu costruita la fabbrica de La Escondida, in Argentina, che sfruttava il prezioso legno di quebracho ed è ancora oggi uno dei principali siti produttivi di Silvateam. Il gruppo diventa di fatto una multinazionale. In effetti, le principali essenze arboree da cui si estraggono i tannini sono il Quebracho (“quiebra hacha” ovvero che “spacca l’ascia”), che deriva il nome dalla durezza del suo legno, ricavato dal legno di un albero che cresce solo in una zona nel nord dell’Argentina, la Mimosa del Sud Africa, la Tara del Perù, che incontreremo fra poco e dal Castagno e dalla Quercia, alberi più tipicamente mediterranei.
Tra il 1920 al 1950, il gruppo vide un incremento costante del proprio fatturato che, però, cominciò a decrescere, come dicevamo, a causa dell’introduzione dei sali di cromo nell’industria conciaria che ridusse notevolmente la richiesta di estratti tannici. Molte industrie del settore chiusero i battenti mentre, nel 1960, la Ledoga e la Jemina & Battaglia decisero di fondere le loro attività legate all’estratto di castagno, costituendo l’Industria Chimica Legno, controllata per il 50% dai due gruppi. Alla fusione seguì una profonda ristrutturazione che prevedeva la concentrazione di tutta la produzione delle fabbriche piemontesi di tannino di castagno nel solo stabilimento situato a San Michele Mondovì, il potenziamento di quello di Bagni di Lucca, in Toscana, e la costruzione di un nuovo impianto a Rende, in Calabria.

 
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Dal 1970, la strategia aziendale ha portato ad una diversificazione della produzione che sfruttasse al massimo le materie prime, riducendo i costi ed ampliando i profitti. Questo ha creato nel tempo l’implementazione di nuove linee di produzione, a monte ed a a valle dell’estrazione del tannino, dalla produzione di pannelli di fibra, alla carta, dall’energia elettrica da biomasse alle resine tanniche, al furfurolo e ai derivati furanici.
Seguendo l’andamento del mercato, il gruppo ha investito molto per sviluppare e ampliare la propria gamma di estratti vegetali utilizzabili in nuovi settori quali quello enologico, il food e l’alimentazione animale. Ma a questo punto arriviamo già quasi ai nostri giorni.
Nell’ultimo ventennio, grazie a cospicui investimenti e nonostante l’atavica crisi che porterà nel 2002 alla chiusura dello stabilimento rendese, il gruppo è riuscito ad espandersi notevolmente realizzando prima lo stabilimento in Perù (2001) per la produzione diretta dei tannini di tara e gomma di tara e poi, nel 2008, il nuovo stabilimento a Rende, nello stesso luogo e sugli stessi terreni che hanno visto la scomparsa di altre aziende del gruppo Battaglia. Si tratta della Silva Extracts dove, grazie a tecnologie all’avanguardia, si producono pectine da agrumi, miscele di idrocolloidi e altri estratti vegetali destinati all’industria alimentare.


Un’azienda, mille nomi

Seguendo le evoluzioni nel tempo del gruppo, abbiamo visto come ad ogni cambiamento produttivo è seguito un cambiamento della ragione sociale. Una lunga teoria di fusioni, accordi, chiusure, fallimenti e inaugurazioni. Spessissimo il fallimento di un ramo coincide con un forte investi- mento in un altro. Da una parte cassa integrazione, dall’altra espansione, ricerca e sviluppo.
Ripercorriamo velocemente le principali trasformazioni aiutati dalla cronologia ufficiale presente sul sito del gruppo oggi Silvateam comparandoli con gli eventi di Legnochimica S.p.a:

Cronologia generale Silvateam
Cronologia stabilimento Rende
1854
Prima fabbrica per la produzione di estratti di castagno in Italia a Corsaglia di Frabosa fondata dal dott. Sebastiano Camperi.
 
1856
Il gruppo Jemina & Battaglia rileverà la fabbrica di Corsaglia aprendo in pochi anni altre tre sedi sempre nella provincia di Cuneo: Pamparato (1856), Frabosa (1872) e Mondovì (1906)
 
1872
La Società Fratelli Jemina, Campra, Odetti & C. costruisce in frazione San Giacomo di Frabosa Sottana viene la fabbrica di estratto di castagno1878 – La Banca di Mondovì acquisisce il 50% delle due fabbriche di Corsaglia e Pamparato.
 
1900
Viene fondata la società Fabbriche di Estratti per Tinta e per la Concia Jemina.
 
1918
Un accordo tra le due società porta Ledoga a entrare nella fabbrica Jemina con un terzo del capitale.
 
1925
Si costruisce la fabbrica di La Escondida, in Argentina.
 
1952
La società Jemina & Battaglia acquista il 15% della società Noetinger & Lepetit.
 
1963- 1965
verranno chiusi tutti gli altri impianti piemontesi della Ledoga e della Jemina & Battaglia tranne quello di Mondovì.
 
1965
La società Noetinger & Lepetit Sa viene fusa con La Chaquena Sa, che produce estratto di quebracho a Villa Angela, nella provincia argentina del Chaco. Nasce così Indunor Sa.
1967
si rileva un’azienda preesistente a San Vincenzo La Costa (CS)
1969
trasferimento dello stabilimento nell’area indutriale di Rende;
1972
Viene trasferita a San Michele Mondovì anche la produzione di tannini sintetici, prima prodotti dalla Ledoga nel suo stabilimento di Garessio
Nei primi anni ’80, forse a causa del termine dei primi aiuti di Stato, l’impresa ha cominciato a mostrare i primi evidenti segni di crisi
1992
viene dismessa la produzione della prima linea relativa alla produzione di pannelli legnosi
1999
Viene costituita la Silvachimica Srl
1999
Acquisizione dell’Industria Chimica Lombarda Srl, società creata negli anni ‘30 da Enrico Mattei, fondatore dell’Eni
2000
la società è divisa in tre tronconi: Ledorex per la produzioni dei pannelli, Legnochimica per il tannino e Legnoservice per la gestione e l’acquisto delle materie prime
2000
Incorporazione della Soda Industriale Srl. Le prime produzioni iniziano nel settembre 2001, con una capacità di 15.000 t/anno.
2000
In virtù di un contributo pubblico ammontante a 40 miliardi di lire viene realizzata una centrale a biomasse che prevede l’utilizzo degli scarti legnosi
2001
Nascita di Silvateam Peru Sac, per entrare nel mercato dei derivati della tara. Allo stesso tempo nelle regioni di Huánuco e di Ica sono state realizzate due piantagioni di proprietà destinate a supportare un approvvigionamento della materia prima garantito da migliaia di famiglie locali.
2001
Ceduta al gruppo Falck la centrale a biomasse per
32,5 milioni di euro
2002
Nasce Sistema Energia Srl per operare nel nel settore dell’energia da fonti rinnovabili.
2002
Alienazione di parte dei
macchinari e di un
terreno di proprietà
2003
Viene creata Silvateam Spa, che ha una funzione di holding, volta a ottimizzare l’organizzazione del Gruppo.
 
2004
Costituzione di Sistema Energia Pellets Srl, per la produzione di pellet dal legname residuato dall’estrazione dei tannini.
2004
Silvateam potenzia la propria struttura commerciale con l’acquisizione di Mark Produtos Químicos Ltda, società brasiliana che commercializzerà tutti i prodotti del Gruppo per la conceria.
2004
Si costituisce la società Silvateam Foshan Co. Ltd per operare direttamente nel rilevante mercato dell’Estremo Oriente.
2004/2006
Persiste la condizione di precarietà di degli
ex dipendenti della Legnochimica.
In questo periodo i lavoratori interessati sono circa 100 di cui 15 già licenziati, 8 che
percepiscono il sostegno economico (mobilità) fino ad ottobre 2004 ed infine per altri 80 la mobilità scadrà ad ottobre 2005 e conseguentemente anche il loro sostegno economico.
2005
Silvateam consolida la propria posizione di leader negli ingrassi per conceria con l’acqui-sizione di A. Forte Srl di Capannori (Lucca).
2006
con verbale del 5 aprile, l’assemblea dei soci decide di porre la società in liquidazione
2007
Silvateam entra nel settore degli ingredienti alimentari con la creazione di Silva Extracts Srl e la realizzazione di un nuovo impianto produttivo a Rende (Cosenza).
2010
La società A. Forte Srl viene fusa in Silvachimica Srl mentre Sistema Energia Pellets Srl viene fusa in Ledoga Srl.
Sistema Energia Srl cambia la sua ragione sociale in Silvateam Energia Srl.
 
 
La parte “calabrese” del gruppo
La Legnochimica nasce come azienda specializzata nell’attività storica del gruppo guidato dalla famiglia Battaglia, ovvero l’estrazione del tannino dal legno affiancata dalla produzione di pannelli attraverso la lavorazione del legno detannizzato. La storia della Legnochimica non è molto dissimile da quella di tante altre attività produttive calate dal Nord per beneficiare degli incentivi pubblici, per poi scappare con il malloppo, lasciando dietro di sé solo macerie.
Tutto ha inizio quando il gruppo piemontese, come nella migliore tradizione risorgimentale, rileva un’impresa per la lavorazione del legname che operava a Gesuiti di San Vincenzo La Costa e la trasferisce, successivamente, in contrada Lecco di Rende, in pianura. Nell’effettuare questa operazione trovò la strada spianata ed i tappeti rossi srotolati dal Comune che si propose anche come mediatore con i tanti piccoli contadini proprietari dei terreni e facilitando il rilascio di tutti i documenti e le autorizzazioni necessarie all’inizio dell’attività produttiva. Questa apertura di credito fu dovuta alla convinzione che lo stabilimento poteva essere una buona occasione per lo sviluppo industriale di una cittadina prevalentemente agricola come quella di Rende. La scelta politica va chiaramente calata nel periodo storico in cui fu presa. La Legnochimica in effetti darà lavoro e reddito ad oltre 400 operai nel periodo più florido e se consideriamo le famiglie e l’indotto si parla di migliaia di persone; tantissime in una piccola cittadina di provincia in rapida espansione.
Questo il racconto dell’operazione fatto direttamente da Francesco Principe detto “Cecchino” che ha rivestito per un lungo periodo la carica di Sindaco di Rende:
Un altro esempio della capacità della nostra Amministrazione di antivedere il futuro della città è offerto dal caso della trasformazione in area industriale di alcune centinaia di ettari del Comune di Rende appartenenti alla famiglia Giorgelli. Quando io ero sottosegretario all’agricoltura avevo la delega per la piccola proprietà contadina e, trovando nei fondi per piccola produzione contadina, notevoli quantitativi di denaro, progettai quella che nella mia e nella memoria collettiva si conserva con il nome di «operazione Giorgelli». Eravamo a metà degli anni sessanta e io pensai che grazie ai fondi messi a disposizione molti contadini di Rende potevano acquistare una certa quantità di terra per formare delle piccole proprietà contadine capaci di essere produttive e di soddisfare le esigenze delle famiglie degli agricoltori che le avrebbero acquisite. Naturalmente contattai Giorgelli, per avere il suo assenso, e lui manifestò il suo accordo inizialmente per cinquecento ettari. Si passò così alla valutazione di questo terreno che fu effettuata da un Ispettorato all’area. Secondo questa valutazione il plesso a ettaro sarebbe stato di 2.500 lire, prezzo che Giorgelli accettò senza problemi. Per me si trattava allora di trovare i contadini che avrebbero acquistato le quote disponibile e proporne loro tale acquisto. Sulle terre di Giorgelli vi erano alcuni mezzadri che inizialmente erano riottosi verso la proposta di acquistare ciascuno venticinque ettari di terreno che rappresentava la dimensione minima per poter creare una impresa produttiva. Come già dicevo i primi a essere interessati dovevano essere i mezzadri che vivevano sul terreno di Giorgelli. Ancora una volta, come già per l’Università io proposi l’operazione di acquisto senza che i diretti interessati ne comprendessero immediatamente l’importanza. A questi mostravo che non solo il mutuo quarantennale era bassissimo, ma che finanche le spese notarili del passaggio di proprietà erano pagate, per cui loro non avrebbero perso niente neanche se si fossero dimostrati non in grado di ammortizzare le poche spese sostenute, e avessero ceduto la proprietà, la quale nel frattempo si valorizzava. Devo ricordare che a questo proposito ebbi contro l’allora Partito Comunista che, probabilmente non aveva ben chiari i termini della questione. A questo proposito io fui costretto a rivolgermi con più di un comizio ai mezzadri per riuscire a convincerli. E bisogna dire, nonostante tali peripezie, riuscii a trovare un numero di mezzadri d’accordo sulla operazione. Ognuno di questi comprò i 25 ettari di terreno a un tasso bassissimo e con un mutuo quarantennale. Non dovettero farsi carico delle spese notarili, e in più ognuno di loro acquisiva il prodotto agricolo che sulle terre acquistate era già maturo in quel momento e un numero di capi di bestiame attinente alla quantità di terreno acquistata. Era il mese di maggio del 1966 e insieme al terreno i mezzadri divennero proprietari di cinquemila quintali di grano e di oltre 280 capi di bestiame che furono divisi equamente, a seconda della quantità di terreno che ognuno di essi aveva acquistato. Dopo qualche tempo, dovendo ampliare la zona industriale di Rende per l’aumento delle richieste di locazione per usi non agricoli, io pensai proprio all’ex zona di Giorgelli che in questo modo divenne veramente una grande occasione per produrre utili a chi aveva comprato il terreno a 2.500 lire il metro quadrato e che di sicuro lo avrebbe rivenduto a un prezzo molto ma molto più elevato. Anche nel caso del progetto di una zona industriale, in un comune dalla vocazione agricola quale era Rende, inizialmente raccolsi soltanto dubbi da parte dei miei concittadini; però finii con l’avere ragione, tanto che quella zona oggi è sede di tante iniziative industriali e commerciali” (1).
A confermare la storia, ma vista e vissuta da un’altra angolazione, è un ex operaio della Legnochimica in un’intervista del 2016 pubblicata su un giornale locale online:
“Il barone Giorgelli – racconta l’operaio – favorì i propri contadini vendendo loro i terreni con un mu- tuo quarantennale, subito dopo arrivarono i piemontesi che minacciarono tutti di esproprio. All’epoca Cecchino Principe, già sindaco di Rende, era sottosegretario all’Agricoltura, ricordo che fu lui a salutare di buon grado l’arrivo della fabbrica sollecitando l’approvazione della legge che consentiva al barone di vendere e ai Battaglia di Legnochimica di acquistare buona parte di contrada Lecco. Siamo così passati da un padrone all’altro. Appena si cedeva il terreno venivano dopo un’ora a demolire la casa. Io però da qui non me ne sono andato, ho conservato un piccolo terreno e ci vivo. E’ la mia terra. Il danno ambientale qui è più grave di quello che si pensi. C’è una falda acquifera che attraversa l’area per intero da Nord a Sud seguendo la linea della faglia sismica che taglia la Valle del Crati da Rogliano a Tarsi. Per distruggere la nostra agricoltura, inoltre, hanno reciso tonnellate di castagni nella nostra Sila creando dissesto idrogeologico diffuso. È quella la legna dalla quale estraevamo masonite e tannino” (2).
Il fatto che si tratti di una azienda chimica non è affatto casuale, poiché il Sud è stata la grande discarica industriale dove si sono trasferite tutte le aziende più inquinanti, come le raffinerie o, appunto, le aziende chimiche e metallurgiche, spesso operanti in settori in declino. Inutile ricordare, su tutti, il caso di Crotone e degli scarti di lavorazione della Pertusola usati come materiale da costruzione o “concime” in agricoltura!
Una buona sintesi della storia dello stabilimento è contenuta in un’interrogazione dei senatori Gaetti, Morra, Taverna, Moronese al Ministro dell’Ambiente di cui riportiamo un pezzo:
“nel 1969, quando una ditta piemontese, grazie agli incentivi di Stato, ha rilevato una società locale impegnata nella lavorazione del legno, da cui estraeva il tannino da utilizzare poi nel settore conciario. Nei primi anni ’80, forse a causa del termine dei primi aiuti di Stato, l’impresa ha cominciato a mostrare i primi evidenti segni di crisi; l’attività non avrebbe avuto la fattibilità economica necessaria per restare autonomamente sul mercato e per questo, nel corso degli anni, avrebbe fatto ricorso a continui ed abbondanti contributi pubblici, che hanno permesso ogni volta di riprendere alcune lavorazioni sospese e di porre momentaneamente termine al periodico ricorso alla cassa integrazione; in virtù di un contributo pubblico ammontante a 40 miliardi di lire, nel 2000 viene realizzata una centrale a biomasse che prevede l’utilizzo degli scarti legnosi. Ciò non ha comunque evitato che nel 2003 cessassero tutte le attività della Legnochimica che, dopo aver venduto nel 2001 l’impianto a biomasse e nel 2002 parte dei macchinari e un terreno di proprietà, per una cifra intorno ai 38 milioni di euro, nel 2006 ha deciso tramite l’assemblea dei soci di porre in liquidazione la società; la materia prima utilizzata per l’estrazione del tannino era costituita da legno di castagno, mentre per la produzione dei pannelli venivano impiegati legni bianchi e castagno detannizzato. Il processo di lavorazione per l’estrazione del tannino produceva, oltre al tannino, residui di fibre di legno che, al termine delle fasi di lavorazione, venivano accumulati nel piazzale di pertinenza dei capannoni di proprietà della Legnochimica, siti in contrada Lecco; l’intero processo era sostenuto dall’impiego di una matrice acquosa per la cottura delle fibre di legno, che al termine delle fasi di lavorazione in cui il ciclo di produzione si articolava, veniva scaricata in bacini artificiali per la decantazione delle fibre di legno vergine, per poi essere riciclata in testa alla linea. I residui di lavorazione, black liquor, venivano quindi sversati sul terreno, all’interno dei mega-bacini privi delle più elementari norme di isolamento; la mancata impermeabilizzazione degli stessi bacini artificiali provocherà, in seguito, l’inquinamento delle falde acquifere; il ciclo di produzione dei pannelli in fibra di legno ad umido consisteva nella cottura a vapore del castagno detannizzato e del legno bianco per ottenere una massa fibrosa che, sottoposta a pressatura e contestuale cottura, veniva trasformata in pannelli. Anche questo processo era assistito da acqua che, oltre ad essere veicolo delle fibre legnose, era necessaria per la cottura delle stesse. L’acqua veniva eliminata durante la fase di pressatura delle fibre e successivamente convogliata nei laghi artificiali, per essere poi immessa in circolo in testa alla linea di produzione; da immagini satellitari risalenti alla fine degli anni ’90, si può certificare l’esistenza di 8 laghi artificiali creati dall’azienda. Oggi, con lo stesso strumento, si possono individuare solo 3 laghi presenti sul territorio, gli altri 5 sono stati interrati senza aver intrapreso nessuna operazione di bonifica e, addirittura, sopra 2 sono stati edificati alcuni capannoni” (3).

Crisi di mercato o strategia aziendale?

Come descritto nell’interrogazione, già dagli anni ‘80, quindi, nonostante i cospicui contributi statali, la Legnochimica entra in “crisi”. Il mercato del tannino è da tempo in picchiata a causa di nuovi ritrovati chimici alternativi e più economici ed anche quello dei pannelli vive una grossa flessione.
Ciò che non convince, però, è il fatto che ogni volta che si chiude qualche stabilimento o si concentra la produzione a causa della “crisi”, il gruppo, contemporaneamente, rilancia con nuovi investimenti, apre nuovi stabilimenti in tante parti del globo e vola nel fatturato. In realtà, a nostro avviso, al netto delle crisi di mercato, il meccanismo del dichiararsi in crisi, dello spezzettare i rami d’azienda, dell’aprire fasi di ristrutturazione trasformando gli stabilimenti, fondendoli o semplicemente chiudendoli per riaprirli con una nuova ragione sociale, non rappresenti altro che una metodologia amministrativa, uno stratagemma gestionale finalizzato alla possibilità di usufruire di alcuni istituti come quello della mobilità e della cassa integrazione, utili a scaricare un po’ di costi sulla collettività ed incamerare maggiori profitti.
Uno di questi tentativi, ad esempio, è del 1988, documentato nella delibera del CIPI (Comitato Interministeriale per il Coordinamento della Politica Industriale) della seduta dell’11 febbraio dello stesso anno, da cui si evince il mancato riconoscimento della condizione di crisi aziendale alla Legnochimica S.p.a., con sede in Pamparato (Cuneo) e stabilimento di Rende (Cosenza), richiesta nel settembre 1986. Nell’anno 1992 viene dismessa la produzione della prima linea relativa alla produzione di pannelli legnosi ed il gioco della crisi, con la relativa ristrutturazione aziendale, continua e diventa efficace tanto che riesce a passare l’esame come testimoniato nel decreto ministeriale datato 24 luglio 1998. Questo significa per l’azienda l’approvazione della corresponsione del trattamento straordinario di integrazione salariale in favore dei lavoratori dipendenti a partire dal 1997 e che andrà avanti alcuni anni.
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La situazioni degli operai in questo periodo è ben delineata da un’intervista fatta nel 2002 al sig. Tonino Occhiuto, coordinatore della Filcea-Cgil Legnochimica, che tra l’altro spiega altri trucchetti capaci di ridurre i costi aziendali e favorire la massimizzazione del profitto:

  • Ad oggi (02/10/2002), come procede la vertenza “Legnochimica”?

T. Occhiuto: È una situazione drammatica per i lavoratori. È stata gia avviata la procedura di mobilità. Naturalmente quest’ultima è finalizzata al licenziamento. Da parte dell’azienda non c’è nemmeno la volontà di arrivare ad un accordo. Il piano di ristrutturazione dell’azienda verte su sette punti, i cui elementi cardine sono rappresentati: 1) dal cambio di contratto – si passa dal contratto dei chimici a quello del legno – , 2) riduzione del salario del 30%, 3) esubero di 30 unità lavorative.

  • Quali sono state le motivazioni dell’azienda per questo piano di ristrutturazione?

T.O.: L’eccessivo aumento del costo del lavoro. La concorrenza infatti riesce a ridurlo in quanto applica il contratto del legno. Con questo contratto l’orario lavorativo passa da 37,45 ore settimanali con il contratto dei chimici a 40 ore settimanali con il contratto del legno, diminuisce il premio di produttività così come il salario, ci sono condizioni più svantaggiose per il trattamento pensionistico. Tutta una serie di fattori che vanno a ledere gli interessi dei lavoratori. In realtà il vero obiettivo dell’azienda è quello di chiudere e licenziare, per poi riaprire concedendo condizioni di lavoro peggiori.

  • Ritorniamo indietro nel tempo, da quando sono iniziati i problemi di esubero del personale?

T.O.: La società è stata divisa in tre tronconi: Ledorex per la produzioni dei pannelli, Legnochimica per il tannino e Legnoservice per la gestione e l’acquisto delle materie prime. Nel 1997 la Legnochimica presenta un corposo progetto per la realizzazione della centrale a biomassa per la produzione di energia. Fu concesso dallo stato e dall’Ue un finanziamento di 40 miliardi di vecchie lire. Nonostante la costruzione della centrale, che sarebbe dovuta servire ad abbattere i costi di produzione, la situazione secondo l’azienda non migliora. Il gruppo Battaglia vende la centrale all’azienda EVA, controllata dal gruppo Falck. Si arriva ad un accordo dove 61 lavoratori vengono posti in mobilità fino a un massimo di quattro anni, per poi essere accompagnati alla pensione. Non paghi di questi enormi sacrifici da parte dei lavoratori, l’azienda dopo sei mesi chiede ancora di abbassare il costo del lavoro con la procedura di mobilità che scadrà il prossimo 12 ottobre con il licenziamento.

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  • Qual è la posizione dei sindacati, cosa proponete?

T.O.: Dal 1992 abbiamo rinunciato ai contratti integrativi, Nel 1997 il premio di produzione è stato trasformato in 14° mensilità per futuri investimenti, oggi non siamo più disponibili a rinunciare a una parte di salario, né a nuovi licenziamenti. Abbiamo cercato di coinvolgere le istituzioni. Il Comune oltre ad esprimere la propria solidarietà, vorrebbe che la trattativa si spostasse al ministero dell’Industria. La mediazione della regione fino ad oggi non è andata a buon fine, per una serie di malintesi, ma anche per il rifiuto netto della proprietà aziendale di incontrare i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori. Addirittura siamo stati denunciati dal gruppo EVA perché non facevamo entrare mezzi privati all’interno della fabbrica in assemblea permanente, ma le forze dell’ordine non sono intervenute. Noi siamo sempre disponibili ad incontrarci con l’azienda per cercare di arrivare ad una soluzione positiva della vertenza.

  • Si potrebbe proporre la riduzione dell’orario a parità di salario per evitare gli esuberi?

T.O.: Una proposta del genere sarebbe molto positiva per noi lavoratori, ma sicuramente sarebbe avversata dalla proprietà aziendale, non l’accetterebbero.

  • La Legnochimica impiega 110 lavoratori, con un indotto di quasi 800 posti, avete cercato di coinvolgerli nella lotta?

T.O.: In parte sono stati coinvolti.

  • La Legnochimica è l’azienda più importante dell’intera provincia di Cosenza, si potrebbe cercare di allargare la mobilitazione con lo sciopero generale di tutto il comprensorio?

T.O.: Non so se i lavoratori accetterebbero di fare un altro sciopero oltre a quello del 18 proclamato dalla Cgil. Le forze politiche, in particolare della sinistra, non hanno dato un grosso aiuto, oltre alla solidarietà formale. Per arrivare a una mobilitazione di questa portata è necessario prima sensibilizzare e creare una coscienza finalizzata alla solidarietà tra i lavoratori. Anche perché se chiude la nostra azienda questo rappresenterebbe un campanello d’allarme per tutti gli altri lavoratori del territorio, con una diminuzione dei diritti di tutti. Viviamo con lo spettro della disoccupazione e della povertà. Se non riusciremo a risolvere positivamente la vertenza entro il 12 ottobre, saremo tutti licenziati (4).


Crisi ed investimenti: la centrale a biomasse

Nostante la “crisi”, nel 2000 l’azienda ha la forza di realizzare una centrale a biomasse che occupa una parte dei terreni dell’ex stabilimento. La centrale è entrata in esercizio nel gennaio del 2001 al termine di un programma triennale di investimenti. Ha usufruito delle incentivazioni derivanti dalla produzione di energia elettrica, utilizzando fonti rinnovabili, CIP6. Dopo soli due anni dall’idea di investire nelle fonti di energia “rinnovabili”, lo stesso management del gruppo Jemina & Battaglia decide di rifocalizzare le proprie attività nella produzione di prodotti di origine vegeta- le. Assistiamo in realtà ad una giravolta che sa di speculazione finanziaria e che vede la cessione della centrale a biomasse, come leggiamo nel comunicato stampa congiunto dell’epoca, alla “Actelios S.p.A., società del Gruppo Falck, costituitasi a seguito della scissione parziale di CMI SpA, è quotata al Mercato Telematico Azionario della Borsa Italiana. La società è attiva in tre settori: produzione di energia da fonti rinnovabili, sia rifiuti che biomasse (termovalorizzazione) – che rappresenta il core business della società -, gestione e manutenzione di impianti sia per il Gruppo che per conto di terzi e, infine, servizi ambientali. Con la cessione della centrale di Rende il gruppo Jemina & Battaglia di S.Michele Mondovì (Cuneo), all’interno del quale opera Legnochimica S.p.A., prosegue nel progetto di rifocalizzazione delle proprie attività nella produzione di prodotti di origine vegetale, fra cui quelli per il settore conciario, ambito in cui il gruppo è leader a livello mondiale”.
 
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Contestualmente, con atto notarile del 23 Agosto 2000, un ramo d’azienda viene ceduto alla Ledorex Sud S.r.l., atto che verrà perfezionato in data 21 Giugno 2002. Altra scatola cinese. La Ledorex Sud eredita anche lo stile di gestione delle attività visto che già a dicembre del 2000 presenta un’istanza per ricorrere al trattamento straordinario di integrazione salariale che gli viene concesso: La citata “contrazione o sospensione dell’attività produttiva determinata da situazioni temporanee di mercato” dura ormai da tanti anni, è ormai stabile, strutturale e non ha nulla di transitorio. In realtà il cambio di società diventa necessario perché, molto probabilmente, utilizzando la vecchia ragione sociale sarebbe terminata la possibilità di beneficiare del trattamento straordinario di integrazione salariale per gli operai del gruppo che avrebbero già sforato i 36 mesi in un quinquennio prescritto dalla norma come termine massimo. Proprio per questo, supponiamo, necessita che la Ledorex Sud S.r.l. subentri alla società Legnichimica. Insomma, come riportato nell’intervista al coordinatore della Filcea-Cgil, “in realtà il vero obiettivo dell’azienda è quello di chiudere e licenziare, per poi riaprire concedendo condizioni di lavoro peggiori”.
Ma non è l’unico caso in cui questo meccanismo salva azienda funziona bene. Negli atti di un procedimento per risarcimento danni biologici intentato da un operaio della Legnochimica S.p.a. scopriamo almeno un altro utilizzo dello stesso dispositivo. L’operaio in questione ha lavorato presso la Legnochimica dal 1970 al 1986 in qualità di addetto alla manutenzione ed alla pulizia macchi- na. Nella denuncia ha affermato di essere venuto a contatto, all’interno dello stabilimento, con le fibre d’amianto contenute in alcuni materiali presenti nell’ambiente lavorativo e di aver sviluppato nel 2011 un tumore ai polmoni. Il procedimento vede quale controparte la Ledorex Sud srl che però si difendeva provando di aver rilevato l’attività della Legnochimica solo nel 2000 e quindi in un periodo successivo alla data della fine del rapporto di lavoro del ricorrente. Per tale motivo il ricorso è stato rigettato dal Giudice del Lavoro con l’esito che nessuno potrà accertare la veridicità di quanto denunciato e nessuno ripagherà mai il povero operaio visto che nel 2011 anche la Legnochimica era da tempo stata messa in liquidazione. Quindi, morale della storia, se la società cessa di esistere, cessa anche la sua responsabilità nei confronti dei danni eventualmente arrecati a cose o persone. Alla fine è quello che sta succedendo anche per il laghi lasciati in eredità alla comunità rendese. La società è in liquidazione? Non ci sono soldi in cassa? Nessuno è responsabile dell’inquinamento.

2001: l’inizio della fine

Nonostante inizino i primi sospetti di inquinamento del territorio, nel 2001 l’ufficio del Commissario regionale per la gestione dei rifiuti concede a Legnochimica l’autorizzazione a ricoprire la vasca n° 8 con materiale inerte di scarto e di risulta, non tenendo conto della contaminazione della falda acquifera profonda. Gli otto bacini artificiali (detti “laghetti”) venivano utilizzati per raccogliere l’acqua della lavorazione dei legnami e l’estrazione del tannino che veniva riutilizzata nel processo a ciclo continuo, ma, secondo il report dell’Associazione Crocevia:
“Nel processo di lavorazione del dimesso stabilimento industriale sono stati utilizzati, nel corso degli anni, materiali chimici quali: acido tannico, urea, formaldeide, paraffina ed altre sostanze pericolose. Per oltre trent’anni i residui di lavorazione del suddetto stabilimento (black liquor) sono stati sversati sul terreno, all’interno di mega bacini privi delle più elementari norme di isolamento”.
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“Detta realizzazione, è stata possibile nonostante l’esistenza, nei pressi del sito di una falda acquifera superficiale. Difatti in passato la zona era celebre per la presenza di diverse sorgenti tra cui ricordiamo la fontana “casella vacchi” dove i nostri nonni at- tingevano acqua anche per uso potabile. La rimanente parte del mega bacino (vasca n. 8), è stata interrata senza provvedere ad alcun tipo di bonifica ai sensi della legge 471/99 e, successivamente, vi è stato realizzato un opificio commerciale per la vendita di autovetture (Automeccanica Cosentina prima ed Concessionaria Peugeot oggi)”

2002/2006: cessazione delle attività e liquidazione

Il periodo nero dello stabilimento, ma non del gruppo, inizia con il nuovo millennio. Nell’inter- rogazione parlamentre dell’On. Jole Santelli del 2016 si ricostruiscono alcune fasi importanti che conducono dalla cessazione delle attività alla liquidazione:
“tra il 2002, anno in cui Legnochimica ha cessato le proprie attività, e il 2006, anno in cui la proprietà, con- centrata nella società Legnochimica srl, ha avviato la propria liquidazione, oltre 20 dei 30 ettari di terreno dello stabilimento, sono stati venduti per agevolare la nascita di altre attività: tra queste, la più corposa, è Calabra Maceri, azienda specializzata nella gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani; nel terreno di Legnochimica erano presenti 8 bacini idrici artificiali di varia estensione, dove veniva «decantato » il legname da trasformare in ledorex e da cui estrarre il tannino; nel 2006 il comune di Rende ha impedito a Legnochimica srl di liquidare i restanti 9 ettari di terreno dell’ex stabilimento, di cui aveva chiesto la preventiva bonifica”.
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Quindi, ricapitolando, una Legnochimica in “crisi” riesce a predare altri 40 miliardi (20 milioni di euro) di contributi pubblici per costruire una Centrale a Biomasse che poi cede attraverso un’operazione che vale circa 32,5 milioni di euro. Inoltre, ben 5 delle 8 vasche presenti nella proprietà della società Legnochimica risulteranno interrate e vendute ad altre società che, senza alcuna bonifica, vi costruiranno sopra dei nuovissimi capannoni. Ancora più incomprensibile e aggrovigliata diventa la storia se consideriamo che, più o meno nello stesso periodo della “crisi”, il gruppo costituisce la Silvachimica Srl, acquisisce l’Industria Chimica Lombarda Srl, società creata negli anni ‘30 da Enrico Mattei, incorpora la Soda Industriale Srl, crea la Silvateam Perù Sac che possiede anche due piantagioni di proprietà ed infine fa nascere Sistema Energia Srl per operare nel nel settore dell’energia da fonti rinnovabili oltre che l’attuale holding Silvatem che farà da cappello organizzativo di questo enorme gruppo oramai multinazionale.
Da queste comparazioni si evince, quindi, il fatto che la crisi dello stabilimento a Rende contrasta fortemente con la floridità generale del gruppo che è in quel momento in forte espansione. Inoltre, nonostante tutte queste entrate derivanti dalle operazioni finanziarie succitate e nonostante le dismissioni dei terreni, ad oggi le casse della società Legnochimica in liquidazione risultano del tutto prosciugate; l’esatto contrario delle vasche che lasciano in eredità alla comunità rendese.

2004/2006: situazione degli operai

Nel frattempo, persiste la condizione di precarietà di oltre 80 degli ex dipendenti della Legnochimica che negli anni sono riusciti a galleggiare grazie ai soldi della mobilità e della cassa integrazione. Si convive con la paura delle scadenze e con il tarlo della possibilità della mancanza di rinnovo degli ammortizzatori sociali che avrebbe definitivamente privato gli operai dell’unica fonte di reddito rimastagli. In questo periodo i lavoratori interessati sono circa 100 di cui 15 già licenziati, 8 che percepiscono il sostegno economico (mobilità) fino ad ottobre 2004 ed infine per altri 80 la mobilità scadrà ad ottobre 2005 e conseguentemente anche il loro sostegno economico. In realtà dal documento sotto riportato sappiamo che la mobilità sarà successivamente prorogata per tutto l’anno 2006.
Nello stesso anno 2006, con verbale del 5 aprile, l’assemblea dei soci decide di porre la società in liquidazione. Nel mese di novembre dello stesso anno, seguendo lo stesso report dell’Associazione Crocevia, si è verificato il primo di una serie di incendi che ha interessato i vecchi capannoni della ex Legnochimica in fase di smantellamento, rivestiti con eternit‐amianto. Da ora in poi il fuoco sarà un elemento ricorrente che rinnoverà ogni anno il ricordo del fatto che in quell’area sono ancora presenti delle vasche cariche di elementi chimici inquinanti e certamente dannosi. Queste combustioni genereranno anche la preoccupazione delle popolazioni residenti e delle istituzioni che prima risultavano alquanto distratte e tolleranti visti i grandi benefici puramente economici che lo stabilimento generava sul territorio. Possiamo sicuramente affermare che il versamento di denaro copriva in maniera efficace lo sversamento di altre sostanze nelle vasche, sui terreni e nel fiume Crati.
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Il 15 luglio 2008, si è verificato un secondo incendio che ha interessato migliaia di tonnellate di biomasse depositate sul piazzale della ex Legnochimica, gestito dalla Calabra Maceri, mentre un terzo incendio si è verificato, a distanza di circa 1 mese, il 20 agosto 2008 ed ha interessato anche le vasche della ex Legnochimica che, pur contenendo apparentemente un liquido melmoso costituito prevalentemente da acqua, hanno preso fuoco.
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L0 Stato della Burocrazia

La nota del Sindaco: la ricostruzione minuziosa dell’iter burocratico

La storia della Legnochimica è molto stratificata, un intricato labirinto di cause ed effetti, di livelli di lettura che vanno dal sociologico al giuridico al politologico. Questa seconda parte è dedicata alla ricostruzione dei numerosi atti burocratici, all’intensa attività istituzionale ed all’intreccio ed ai rimpalli di responsabilità tra enti che sarebbero preposti a vigilare affinché non si verifichino tali disastri e poi, una volta disgraziatamente accaduti, a ricercare delle soluzioni. Lo facciamo analizzando una recente nota, datata 21 Giugno 2017, del Sindaco di Rende, Avv. Marcello Manna, che ricostruisce la storia dell’ultimo decennio dal punto di vista degli atti burocratico-istituzionali:
“In data 11/02/2008, la Società Legnochimica, con Prot. 2430, inoltrava all’Ufficio del Commissario Delegato il Piano di Caratterizzazione dell’area industriale, sita in Contrada Cancello Magdaloni, individuata dai bacini artificiali denominati laghi nn. 4, 5 e 6, già destinati ad accumulo delle acque di processo dell’opificio industriale dismesso, chiedendone l’autorizzazione.
L’Ufficio del Commissario Delegato, con propria nota 4837 del 25/03/2008, convocava un tavolo tecnico per il 10/04/2008, per approfondire le tematiche tecniche del piano di caratterizzazione proposto dalla Legnochimica.
In data 08/04/2008, l’Ufficio del Commissario Delegato, con nota Prot. 5965, acquisiva il parere igienico-sanitario favorevole al Piano di Caratterizzazione di cui sopra rilasciato dell’ASP di Cosenza – Dipartimento di Prevenzione.
In data 20/05/2008, l’Ufficio del Commissario Delegato, con propria nota Prot. 8701, convocava per giorno 12/06/2008 una conferenza di servizi al fine di discutere il Piano di Caratterizzazione area industriale C.da Magdaloni nel Comune di Rende.
In data 12/06/2008 si teneva la conferenza dei servizi che si concludeva, tra l’altro, chiedendo all’assente ARPACAL di esprimersi in merito alle matrici indagate, definendo, o meno, soddisfacente lo studio effettuato a caratterizzazione del sito.
In data 13/06/2008, con nota Prot. 10230, l’Ufficio del Commissario Delegato trasmetteva all’ARPACAL il verbale della conferenza del 12/06/2008, chiedendole di esprimere le valutazioni di propria competenza.
In data 16/07/2008, l’Ufficio del Commissario Delegato con propria nota Prot. 12134 sollecitava l’ARPACAL ad esprimere il parere di competenza in ordine al piano di caratterizzazione di cui trattasi.
In data 05/12/2008, l’ARPACAL inviava all’Ufficio del Commissario Delegato e alle altre autorità competenti la propria relazione di analisi dei campioni d’acqua prelevati. In data 27/04/2009, con Prot. 15995, veniva acquisita agli atti di questo Comune la nota dell’Ufficio del Commissario Delegato con la quale, per effetto del trasferimento di competenze deliberato dalla Regione Calabria con provvedimento n. 107 del 09/03/2009, il fascicolo relativo al procedimento di bonifica area ex Legnochimica veniva consegnato a questo Comune.
In data 01/07/2009, l’ARPACAL trasmetteva agli enti competenti, tra cui l’Ufficio del Commissario Delegato, una propria relazione delle attività svolte dalla stessa sull’area ex Legnochimica a seguito dell’incendio ivi sviluppatosi.
[…] “In data 17/05/2010 il Comune di Rende provvedeva a convocare una conferenza di servizi per giorno 11/06/2010, al fine di proseguire nell’iter procedimentale di cui all’art. 242 del Decreto Legislativo n. 152/2006 inerente l’area ex Legnochimica.
In data 11/06/2010, presso il Comune di Rende, si teneva la conferenza di servizi che, oltre ad acquisire il progetto preliminare di bonifica proposto dalla società Legnochimica, a conclusione dei propri lavori, decideva di aggiornarsi al 19/07/2010.
In data 15/07/2010, la Regione Calabria faceva pervenire la nota n. 11706, con la quale faceva rilevare che, ai propri atti, non risultava alcun piano di caratterizzazione, né tantomeno il verbale della conferenza tenutasi in data 11/06/2010”.
Cominciano l’ostruzionismo istituzionale, i mal di pancia ed i rallentamenti burocratici. Com’è possibile infatti che la Regione Calabria non trovi un documento acquisito dal suo protocollo?
“In data 19/07/2010, giusta convocazione Prot. 22014 del 16/06/2010, si teneva presso il Comune di Rende una nuova conferenza di servizi nel corso della quale Legnochimica esibiva lettera di trasmissione del Piano di Caratterizzazione alla Regione Calabria, che, con Prot. 5929 del 10/04/2008 lo acquisiva agli atti e si prendeva, inoltre, atto del parere igienico-sanitario favorevole dell’ASP di Cosenza.
Con nota Prot. 27718 del 30/07/2010, il Comune di Rende provvedeva a convocare per giorno 23/09/2010 un’ulteriore conferenza di servizi per proseguire nell’iter procedimentale afferente il piano di caratterizzazione dell’area ex Legnochimica. Con nota di questo Comune Prot. 30661 del 06/09/2010, aderendo ad analogo invito della Regione Calabria, si invitava la Legnochimica a trasmettere alla stessa il Piano di Caratterizzazione.
In data 17/09/2010, al n. 32695, veniva acquisita agli atti di questo Comune una missiva dell’AVV. Perugini, indirizzata anche alla Regione Calabria, nella quale si precisava, tra l’altro, che il Piano di caratterizzazione veniva ritrasmesso all’autorità regionale, nonostante quest’ultima lo avesse già ricevuto con nota del 10/04/2008, Prot. 5929.”
Anche in questa fase, dunque, assistiamo a quel rimballo di responsablità fra le istituzioni, fatto di omissioni, disattenzioni e dimenticanze che caratterizzerà tutta la storia della Legnochimica. Si lavorò tanto per non pervenire ad alcun risultato pratico, solo carte che serono per allontanare da sè le responsabilità. Io ti ho mandato ma tu non hai ricevuto. Mi hai mandato ma non c’era il bollo. Ti ho inviato ma non hai visto. Forse mi hanno rubato la posta! Ed il tempo passa. Continua la nota:
“In data 23/09/2010, si teneva la convocata conferenza di servizi a conclusione della quale si prendeva atto “della necessità che il Piano di Caratterizzazione a suo tempo presentato, in considerazione degli eventi verificatisi successivamente alla sua trasmissione, venga integrato per essere sottoposto all’esame di una nuova conferenza di servizi decisoria, che il Comune si riserva di convocare a termini di legge non appena avrà acquisito tale piano integrato”.
In data 05/10/2010, il Comune di Rende, con propria nota n. 35198, convocava, quindi, per giorno 08/11/2010, la conferenza di servizi onde dare seguito alle determinazioni assunte nella seduta del 23/09/2010.”

Il sequestro dell’area da parte della Procura
(5)
“In data 05/10/2010, l’area ex Legnochimica veniva posta sotto sequestro da parte della Procura della Repubblica, che, incaricando il Prof. Crisci di redigere apposita consulenza tecnica, avviava un autonomo procedimento di verifica dello stato di inquinamento dell’area. In data 21/10/2010, su richiesta del Prefetto di Cosenza, la conferenza di servizi convocata per giorno 08/11/2010 veniva rimandata”
Ecco, ci macava solo la Procura, eravamo ad un passo ed ecco il sequestro! Si aspetterà un altro intero anno. Alla ripresa come vedremo si terranno degli incontri interlocutori, si ricomincia daccapo. Ma com’è possibile che in tutto questo tempo la Legnochimica non sia riuscita ad integrare il piano di caratterizzazione?
“Con nota Prot. 32332, il Sindaco comunicava al Prefetto di aver acquisito la relazione di perizia del Prof. Crisci, gliela trasmetteva in copia e gli rinnovava la richiesta di convocazione dei soggetti interessati al fine di definire modalità e tempi di attuazione delle opere di bonifica.
In data 07 novembre 2011 ed in data 02 febbraio 2012, presso la Prefettura di Cosenza, si tenevano, d’intesa con il Prefetto, degli incontri interlocutori, alla presenza dell’ARPACAL, della Regione Calabria e di Legnochimica, per definire le attività che la stessa Legnochimica avrebbe dovuto porre in essere in ordine al Piano di Caratterizzazione dell’area in oggetto, onde pervenire, in tempi brevi, alla sua approvazione.
In data 06 febbraio 2012, con nota Prot. 5112, Legnochimica faceva pervenire il Piano di caratterizzazione Integrativo di quello già elaborato dalla stessa.
In data 08/02/2012 veniva convocata, d’intesa con il Prefetto, per giorno 27/02/2012 una conferenza di servizi per esaminare ed approvare, in assenza di rilievi, il Piano di caratterizzazione integrativo redatto da Legnochimica.
In data 27/02/2012 si teneva la conferenza dei servizi, che si determinava prescrivendo varie integrazioni al Piano di Caratterizzazione oggetto di valutazione.
In data 13/03/2012, con nota Prot. 10245 del 13/03/2012, Legnochimica inoltrava a questo Comune il progetto di messa in sicurezza d’emergenza dell’area in questione.
In data 23/03/2012, con nota Prot. 11773, questo Comune richiedeva all’ARPACAL di esaminare il progetto di messa in sicurezza d’emergenza e di pronunciarsi in merito all’idoneità delle misure ivi previste, con invito a suggerire, ove necessario, la tipologia d’intervento da mettere in atto ad integrazione o in alternativa a quello proposto.
In data 17/04/2012, Legnochimica, dando attuazione alle determinazioni della Conferenza dei servizi del 27/02/2012, con nota Prot. 14434, faceva pervenire il Piano di Caratterizzazione dell’area.

L’approvazione del Piano di Caratterizzazione
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Continuiamo la lettura della nota del Sindaco Manna:
“In data 24 maggio 2012, su convocazione del Sindaco di Rende, si è tenuta la conferenza dei servizi a carattere decisorio, che, a conclusione dei propri lavori, ha approvato, con prescrizioni, il Piano di Caratterizzazione.
In data 29/05/2012, la Giunta Comunale, con proprio provvedimento n. 59, deliberava di autorizzare il Piano di Caratterizzazione, in conformità alle determinazioni assunte dalla conferenza dei servizi nella seduta del 24 maggio 2012 (7).

I risultati del Piano di Caratterizzazione
“In data 29/10/2012, con nota 38823, la Legnochimica faceva pervenire i risultati del Piano di Caratterizzazione […]
In data 08/11/2012, su convocazione del Sindaco di Rende, si è tenuta la conferenza dei servizi, che, a conclusione dei propri lavori, ha approvato il documento presentato dalla Legnochimica avente ad oggetto “Piano di Caratterizzazione Area Legnochimica – validazione Analisi”, da tale documento è emerso:

  • Assenza di contaminazione dei suoli;
  • Presenza di rifiuti all’interno dei laghi n. 4 e n. 5;
  • Contaminazione delle acque sotterranee per la presenza di ferro, manganese e altri metalli pesanti presenti in tracce.

In data 09/01/2013, su convocazione del Sindaco di Rende, si è tenuta una conferenza di servizi al fine di esaminare lo stato di avanzamento della procedura ex art. 242 del Decreto Legislativo 152/2006 afferente l’area industriale ex Legnochimica”.

La presentazione del Progetto di Bonifica

“In data 22/01/2013, con nota Prot. 2863, la Legnochimica ha trasmesso a questo Comune il progetto di bonifica dell’area ex Legnochimica.
In data 18/03/2013, presso il Comune di Rende si teneva una nuova conferenza di servizi, per affrontare l’esame del progetto di bonifica dell’area ex Legnochimica, a conclusione della quale la stessa conferenza esprimeva la propria condivisione, con prescrizioni, in ordine alle procedure di bonifica riferita alla matrice ambientale acque sotterranee (tecnica PUMB&TREAT) e manifestava il proprio dissenso in ordine alla metodologia di smaltimento dei rifiuti liquidi contenuti nei laghi.
In data 08/04/2013 si è nuovamente riunita la conferenza dei servizi, che, dopo aver esaminato la documentazione integrativa fatta pervenire dalla Legnochimica a seguito delle osservazioni formulate nella conferenza del 18/03/2013, si determinava nel senso di non approvare il progetto operativo di bonifica proposto. […]
In data 22/05/2013, presso il Comune di Rende, si teneva la conferenza dei servizi, giusta convocazione di cui al precedente punto, la quale, dopo aver valutato le osservazioni fatte pervenire dalla Legnochimica ha confermato, per tramite dei rappresentanti delle Amministrazioni intervenute, la propria determinazione di non approvare il progetto di bonifica dell’area ex Legnochimica, per come dalla stessa proposto”.

L’ordinanza sindacale n. 51

In data 23/05/2013 è stata emessa l’ordinanza sindacale n. 51, con la quale è stato ingiunto al Sig. Pasquale Bilotti, nato a Cosenza il 17/05/1971 e residente in San Pietro in Guarano, alla C.da Padula Spina n. 3, in qualità di Liquidatore della Legnochimica S.r.l., avente sede legale in Via Torre n. 7, San Michele Mondovì (CN), di avviare le operazioni di rimozione dei rifiuti liquidi giacenti nei laghi n. 4 e n. 5, siti in località Lecco di questo Comune e di proprietà della Legnochimica S.r.l. in liquidazione, entro e non oltre il termine di giorni quindici dal ricevimento della predetta ordinanza, smaltendoli in conformità alle disposizioni prescritte dal Decreto Legislativo n. 152/2006. A seguito della notifica di tale ordinanza, avvenuta in data 27/05/2013, la Legnochimica, per tramite del proprio Liquidatore, faceva pervenire la nota Prot. 21864 del 14/06/2013, dal seguente contenuto: “in allegato si trasmette autorizzazione della Procura della repubblica relativa all’accesso nell’area dei laghi sottoposta a sequestro, per effettuare i lavori di avviamento delle operazioni di rimozione dei liquidi presenti nei laghi n. 4 e n. 5 come da ordinanza sindacale del 23/05/2013; ordinanza che la Legnochimica intende eseguire con salvezza di tutti i diritti di impugnativa da far valere nei modi e termini di legge.
L’avvio delle operazioni avverrà in data 18/06/2013 alle ore 9,00 con il prelievo dei campioni di liquido ai fini di attribuzione del codice CER, propedeutico allo smaltimento. Resta comunque inteso che lo svolgimento delle predette attività non potrà in nessun caso essere considerato come acquiescenza all’Ordinanza in oggetto ed al provvedimento con il quale è stato definito il procedimento in conferenza dei servizi e alla qualificazione dei liquidi presenti presso i laghi come rifiuti”.
A seguito di tale missiva, questo ufficio, con propria nota Prot. 26598 del 22/07/2013, avendo preso atto che da accertamenti effettuati sull’area di che trattasi nessuna attività era stata avviata, chiedeva notizie alla Legnochimica circa le iniziative intraprese al fine di dare esecuzione alla predetta ordinanza, rammentando che la stessa è espressione del potere autoritativo della Pubblica Amministrazione, in quanto svincolato dal consenso dei soggetti da esso direttamente interessati, la cui inottemperanza produce implicazione anche di natura penale. Quindi, Legnochimica trasmetteva la nota Prot. 28864 del 09/08/2013, con la quale rimetteva i rapporti di prova relativi al prelievo di campioni di liquido effettuato in data 18/06/2013 e ribadiva che “la predetta attività, che non comporta acquiescenza rispetto all’Ordinanza contingibile ed urgente n. 51 del 23/05/2013 e che è stata effettuata con ogni più ampia riserva, ha consentito l’attribuzione del codice CER che è parte integrante e necessaria delle attività di rimozione dei liquidi presenti nei laghi n. 4 e n. 5 imposte dall’Ordinanza contingibile ed urgente n. 51 del 23/05/2013”.
In data 12/09/2013 veniva notificato a questo Ente il ricorso al Tar della Calabria, con il quale la Legnochimica impugnava l’Ordinanza contingibile ed urgente n. 51 del 23/05/2013. In data 30/09/13, con nota di quest’Ufficio Prot. 33941 del30/09/13, è stato chiesto al Comando VV.UU. di questo Comune di verificare se l’ordinanza in parola avesse avuto esecuzione.
In data 23/10/2013, perveniva il rapporto del Comando VV.UU. Prot. 36480 del 17/10/2013, con il quale si accertava l’inottemperanza dell’ordinanza sindacale n. 51/2013. In data 17/10/2013, Il TAR Calabria, con ordinanza n. 1167/2013, accoglieva la domanda di sospensione cautelare dell’ordinanza n. 51/2013, che veniva, pertanto, privata di efficacia;
In data 05 febbraio 2014, presso la sede municipale, su iniziativa del Comune di Rende, si è tenuto un incontro tra il Commissario Prefettizio, Dott. Maurizio Valiante, assistito dal Dott. Michele Scognamiglio e dall’Ing. Giovanni Ramundo, e la Legnochimica, rappresentata dal Dott. Pasquale Bilotta, in qualità di liquidatore, e dall’Ing. Andrea Battaglia.
L’incontro è stato promosso al fine di affrontare la problematica relativa alla bonifica dell’area di proprietà della stessa Legnochimica. I rappresentanti del Comune di Rende, in tale occasione, dopo aver preliminarmente ripercorso i passaggi più significativi del procedimento di bonifica dell’area in questione, hanno fatto rilevare come la conferenza di servizi, a conclusione dei propri lavori, abbia ritenuto la proposta progettuale formulata da Legnochimica meritevole di approvazione limitatamente alla bonifica della falda acquifera, nel mentre la stessa è stata considerata inidonea per la parte riguardante la tecnica di bonifica dei rifiuti liquidi giacenti nei bacini artificiali. Alla luce delle determinazioni assunte dalla conferenza dei servizi, il Comune di Rende, per tramite dei propri rappresentanti, ha invitato la Legnochimica a riformulare il progetto di bonifica per la parte concernente i rifiuti liquidi ammassati nei bacini, indicando quale soluzione possibile, l’impiego di un impianto di depurazione mobile in cui trattare, prima dello scarico in pubblica fognatura o in acque superficiali, tali rifiuti. Lo stesso Comune di Rende, contestualmente, ha comunicato ai rappresentati di Legnochimica l’intenzione di convocare un tavolo tecnico, cui invitare tutte le autorità aventi competenza ad esprimersi in ordine all’approvazione dei progetti di bonifica dei siti inquinati, al fine di individuare, in via preliminare, un percorso di bonifica tecnicamente condiviso.
I rappresentanti di Legnochimica, a fronte della proposta avanzata dal Comune di Rende, hanno assunto l’impegno di valutare la possibilità di rimodulare il progetto di bonifica con l’introduzione di un impianto mobile in cui trattare i rifiuti liquidi e, nel contempo, hanno manifestato la propria disponibilità a partecipare al tavolo tecnico, onde individuare congiuntamente e preventivamente soluzioni tecnicamente condivise, sulle quali impostare lo sviluppo del nuovo progetto esecutivo di bonifica.
La Legnochimica, a seguito dell’incontro tenutosi in data 01/04/2014, nel corso del quale la stessa ha prospettato la propria disponibilità a riformulare il progetto di bonifica con l’inserimento di nuove tecniche secondo le indicazioni proposte dal Comune di Rende in occasione dell’incontro del 05/02/2014, ha fatto pervenire una nuova proposta di bonifica.
Quindi, il Comune di Rende provvedeva a convocare per giorno 07/05/2014 una conferenza di servizi, ai sensi dell’art. 14 bis, comma 1, della Legge 241/1190, per un esame preliminare della nuova proposta di bonifica, al fine di verificare l’esistenza della condizioni per ottenere, alla presentazione del relativo progetto operativo, i necessari atti di assenso.
In data 07/05/2014, si teneva pertanto la riunione della conferenza di servizi preliminare a conclusione della quale la stessa conferenza formulava l’invito alla Legnochimica di sviluppare la proposta con specifico riferimento alla soluzione che prevede l’utilizzo dell’impianto di pretrattamento mobile.
In data 15/05/2014, il Commissario Straordinario, con propria nota Prot. 17864, sollecitava la Legnochimica alla presentazione, entro giorni quindici, dei nuovi atti progettuali, onde pervenire ad una conferenza di servizi conclusiva.
In data 19/05/2014, la Legnochimica trasmetteva la nota Prot. 18114, con la quale ha comunicato di aver dato corso alla modifica del processo inerente il ripristino dell’area dei laghi, con l’inserimento delle nuove tecniche di bonifica proposte dalla conferenza dei servizi del 07/05/2014, manifestando, altresì, l’impossibilità di provvedere in tal senso nel termine assegnato con la nota di cui al punto precedente, attesa la necessità di effettuare delle prove di trattamento delle acque dei laghi e delle campionature dei fondi dei laghi stessi.
In data 18/07/2014, presso il Comune di Rende, su iniziativa dell’Assessore all’Ambiente, Ing. Francesco D’Ippolito ed alla presenza dall’Ing. Giovanni Ramundo del medesimo Comune, si teneva un incontro con la Legnochimica, rappresentata dal Dott. Pasquale Bilotta, al fine di verificare lo stato di attuazione del deliberato della conferenza dei servizi preliminare del 07/05/2014. In tale circostanza il Dott. Bilotta consegnava l’autorizzazione del 17/07/2014 rilasciata della Procura della Repubblica di Cosenza ai fini dell’effettuazione delle prove di trattamento delle acque dei laghi. In data 25/08/2014, la Legnochimica faceva pervenire la nota Prot. n. 29548, con la quale la stessa dava comunicazione del calendario delle prove di trattamento delle acque dei laghi.
In data 03/10/2014, con nota del Comune di Rende n. 34987 del 03/10/2014, si invitava la Legnochimica a fornire notizie circa l’avanzamento delle attività di progettazione dell’intervento di bonifica dell’area in questione.
In data 28/10/2014, la Legnochimica trasmetteva la relazione concernente il trattamento delle acque dei bacini mediante l’utilizzo di geofiltri tubolari.



In data 16/12/2014, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Rende, Ing. Francesco D’Ippolito, con propria nota Prot. 46126, invitava la Legnochimica a trasmettere il progetto completo per la bonifica dell’area occupata dai laghi e ad esplicitare la tempistica prevista per l’invio del progetto di bonifica e per l’attuazione dell’intervento di risanamento ambientale dell’area.

In data 10/02/2015, con nota congiunta del Sindaco, dell’Assessore all’Ambiente e del Dirigente del Settore Urbanistica e Programmi Complessi, Prot. 5430, indirizzata al Liquidatore della Legnochimica, Dott. Pasquale Bilotta, nonché, per conoscenza, al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Calabria, affinché venissero posti in essere gli adempimenti di cui all’art. 242 del Decreto Legislativo 152/2006.
In data 11/03/2015, il Prefetto di Cosenza, alla luce anche delle note del Comune di Rende Prot. 46126 del 16/12/2014 e Prot. 5430 del 10/02/2015, inoltrava in capo al liquidatore della Legnochimica, apposita missiva con cui si chiedeva di notiziare in merito alle attività di bonifica poste in essere dalla stessa.
In data 07/04/2015, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Rende, inoltrava alla Legnochimica la nota Prot. 13805, con la quale, nel dare atto della proposta progettuale fatta pervenire dalla stessa e nel rimarcare il carattere di massima di tale proposta, formulava invito affinché tale società comunicasse una valutazione dei tempi e dei costi dell’intervento prospettato.

La diffida alla Regione Calabria e al Comune di Rende (2015)

A questo punto blocchiamo solo per un attimo la ricostruzione fatta dal Sindaco di Rende Manna per aggiungere un pezzo della Interrogazione a risposta in commissione n. 5-07039 presentato da Paolo PARENTELA del M5S in data 18 novembre 2015:
“la legge n. 68 del 29 maggio 2015 ha introdotto, all’articolo 452-terdecies codice penale, il reato di omessa bonifica che sanziona e punisce «chiunque, essendovi obbligato per legge, per ordine del giudice ovvero di un’autorità pubblica, non provvede alla bonifica, al ripristino o al recupero dello stato dei luoghi;
l’articolo 250 del decreto legislativo 152 del 2006 prevede che: «qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti disposti dal presente titolo ovvero non siano individuabili e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati, le procedure e gli interventi di cui all’articolo 242 sono realizzati d’ufficio dal comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla regione»; il consigliere del comune di Rende, dottor Domenico Miceli e l’avvocato Francesco Palummo hanno sottoscritto in data 23 giugno 2015 atto stragiudiziale di diffida e messa mora ex articolo 328, II comma, codice penale avverso la regione Calabria, nella persona del governatore pro tempore, alla regione Calabria, dipartimento politiche dell’ambiente, alla regione Calabria, dipartimento tutela della salute e politiche sanitarie, il comune di Rende, in persona del sindaco pro tempore, ai sensi della legge 241 del 1990, e dell’articolo 328, II comma, del codice penale, a dare risposta nei termini di legge, ad oggi abbondantemente superati”.

I successivi atti ricostruiti nella lettera del sindaco di Rende
Continuiamo l’analisi della ricostruzione fatta dal Sindaco di Rende:
“In data 30/06/2015, il Sindaco di Rende ha sporto denuncia – querela nei confronti della società Legnochimica, in persona del legale rappresentante, chiedendo la punizione di dei responsabili del reato di deposito incontrollato di rifiuti e omessa bonifica, nonché di ogni altro reato che dovesse essere ravvisato.”
L’ordinanza sindacale n. 139
In data 27/08/2015, a seguito delle relazioni di servizio del Comando Vigli Urbani, con le quali veniva segnalata l’emissione di fumi, anche maleodoranti, dai bacini artificiali utilizzati in passato per l’accumulo delle acque di processo impiegate nel ciclo di lavorazione attuato dalla Legnochimica all’interno dei propri capannoni, è stata emessa, da parte del Sindaco di Rende, l’ordinanza n. 139, con la quale è stato imposto al sig. Pasquale Bilotti, in qualità di liquidatore della predetta Società, di avviare le operazioni di rimozione dei rifiuti presenti nei bacini 4 e 5 entro e non oltre il termine di giorni quindici dal ricevimento del citato provvedimento sindacale.
In data 03/09/2015, il Sindaco di Rende, facendo seguito alla denuncia – querela presentata in data 01/07/2015, ha trasmesso alla Procura di Cosenza i dati analitici dei campioni di aria ambiente – incendio ex Legnochimica, al fine di ogni valutazione in ordine alla sussistenza del pericolo per la salute pubblica, ribadendo l’istanza di punizione nei confronti di coloro che risulteranno essere responsabili dei reati di deposito incontrollato di rifiuti e di omessa bonifica, nonché di ogni altro reato che verrà ravvisato nei fatti esposti.
In data 27/10/2015, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Rende, inoltrava alla Legnochimica la nota Prot. 38520, con la quale, richiamando l’incontro svoltosi in prefettura e l’impegno assunto dalla stessa Legnochimica di produrre, entro la fine del mese di ottobre 2015, il piano di bonifica, provvedeva a sollecitare la predetta società affinché assolvesse a tale adempimento.
In data 23/11/2015, con prot. 42238, il liquidatore della soc. Legnochimica, dott. Pasquale Bilotta, comunicava che si stava “procedendo per arrivare nel più breve tempo possibile ad approntare il piano prescelto e la relativa relazione”.

Il Nuovo sequestro dell’area

“In data 23/11/2015, con Decreto n. 5856/15 R.G. GIP, l’autorità giudiziaria disponeva il sequestro dell’area ai sensi degli art. 321 e seguenti del C.P.P.. In data 30/11/2015, in esecuzione del Decreto di cui al punto precedente, il Corpo Forestale dello Stato nominava il Sindaco del Comune di Rende custode giudiziario dei beni in sequestro.”

Il TAR sospende l’ordinanza n. 139

In data 18/12/2015, il TAR per la Calabria, con ordinanza n. 1833/2015, accoglieva la domanda di sospensione cautelare dell’ordinanza n. 139/2015, che veniva, pertanto, sospesa.
In data 28/12/2015, con Prot. 46633, l’ARPACAL ha trasmesso un rapporto sulle attività di monitoraggio effettuata nella zona ex Legnochimica, a seguito dell’incendio che aveva di cui tale zona era stata interessata nella stagione estiva 2015, concludendo che “durante il periodo di monitoraggio i valori registrati si sono attestati al di sotto dei limiti di legge per tutti gli inquinanti monitorati”.
In data 02/02/2016, il Sindaco del Comune di Rende è stato ascoltato, previa apposita convocazione, dalla Quarta Commissione Assetto e utilizzazione del territorio e protezione dell’ambiente del Consiglio Regionale della Calabria, sul tema “Bonifica e messa in sicurezza dell’area industriale ex Legnochimica di Rende”.

Il TAR annulla l’ordinanza n. 139

In data 17/02/2016, il TAR della Calabria, con sentenza 577/2016, depositata in data 30/03/2016, accoglieva il ricorso della Società Legnochimica avverso l’ordinanza sindacale n. 139 del 27/08/2015 e per l’effetto ne disponeva l’annullamento.

La richiesta di bonifica inoltrata alla Regione Calabria

In data 19/04/2016, il Sindaco del Comune di Rende, con nota Prot. 13505, ha chiesto al Presidente della Giunta Regionale della Calabria che la Regione Calabria provvedesse alla bonifica dell’area di proprietà della Società Legnochimica, agendo in surroga del responsabile della contaminazione, così come previsto dall’art. 250 del Decreto Legislativo 03/04/2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) e ss.mm. ed ii..
In data 20/05/2016, il Sindaco del Comune di Rende, con nota Prot. 19308 del 23/05/2016, ha iterato al liquidatore della Società Legnochimica, dott. Pasquale Bilotta, l’invito a relazionare in ordine allo stato di avanzamento degli adempimenti che l’art. 242 del Decreto Legislativo n. 152 del 03/04/2006 prescrive, “inclusa l’indicazione della tempistica che porterà a sottoporre a tutte le amministrazioni competenti la nuova proposta progettuale di risanamento dell’area in questione”.

La Convenzione del Comune con L’università per un assegno di ricerca

In data 27/05/2016 il dirigente del Settore urbanistica e Programmi Complessi ha incontrato il Prof. Salvatore Straface per definire i termini di una convenzione tra il Comune di Rende ed il Dipartimento di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e l’Ingegneria Chimica dell’Università della Calabria per il finanziamento di un assegno di ricerca avente ad oggetto lo specifico progetto di Bonifica dell’ex Legnochimica di Rende: modellazione numerica del flusso e del trasporto di contaminanti nelle acque sotterranee, analisi di rischio sanitaria ambientale e studio della miglior tecnologia disponibile per il risanamento dell’area. […] Nello schema di convenzione vengono specificate le seguenti attività che l’assegnista dovrà svolgere: Ricognizione bibliografica e documentale sullo stato dell’arte dell’area; Elaborazione di un modello concettuale del sito; Caratterizzazione dei parametri idrodinamici ed idrodispersivi del sito attraverso l’uso di dati disponibili o, qualora ve ne fosse la possibilità, mediante ulteriori analisi; Modellazione numerica del flusso idrico nel sottosuolo; Modellazione del trasporto di contaminanti nel sottosuolo; Analisi di Rischio Sanitario Ambientale; Individuazione della migliore tecnica di risanamento (Best Available Technology – B.A.T.) dell’area in base ai risultati conseguiti ai punti precedenti; Proposta di un intervento di bonifica del sito; Supporto tecnico al Comune, nel periodo di svolgimento dell’attività di ricerca, per la gestione delle pratiche relative alle problematiche di bonifica dell’area. In data 20/07/2016, il Consiglio di Dipartimento di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e l’Ingegneria Chimica dell’Università della Calabria ha approvato lo schema di convenzione per il finanziamento dell’assegno di ricerca […], assegnandolo al Dott. Francesco Chidichimo.

L’inserimento del sito nel piano regionale delle bonifiche

In data 30/05/2016 il Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Calabria, con propria nota Prot. 174268, ha comunicato, in riscontro alla nota del Sindaco del Comune di Rende Prot. 13505 del 19/04/2016 la volontà di inserire l’area della ex Legnochimica nell’elenco regionale dei siti inquinati.
«L’ufficialità – si legge in una nota del Comune – è arrivata questa mattina attraverso una mail spedita dal dipartimento Ambiente della Regione Calabria al Comune di Rende. A firma del dirigente di servizio Bruno Cundari si comunica che “lo scrivente dipartimento, per come previsto dall’articolo 250 del T.U.A., provvederà ad inserire il sito in questione nel Piano Regionale delle Bonifiche attualmente è in corso di aggiornamento al fine di individuare la priorità d’intervento». C’è anche un altro passaggio che lo stesso dipartimento Ambiente sottolinea: «Si rammenta a codesto Comune che, ai sensi della legge regionale 34 del 2002 la competenza in materie di bonifiche è stata demandata ai comuni, pertanto qualora siano disponibili dei finanziamenti da concedere, secondo l’ordine di priorità fissato nel piano regionale delle Bonifiche, il Comune beneficiario sarà individuato quale soggetto attuatore dell’intervento».
«In buona sostanza la Regione – conclude la nota dell’amministrazione comunale rendese – con questo passaggio ha voluto mettere in chiaro che attuatore della bonifica deve essere il Comune di Rende, ma è anche chiaro che quest’ultimo avrà la possibilità di farlo grazie ai finanziamenti regionali. Quindi la regione, finalmente, dopo anni di silenzio scende in campo in modo concreto, soprattutto grazie alla spinta dell’Amministrazione Manna che ha fatto tutti i passaggi necessari per arrivare a questa soluzione» (8)
In realtà questa iscrizione ad oggi non è ancora avvenuta. È la solita tecnica degli annunci. La Regione Calabria è attualmente dotata di un Piano delle Bonifiche recepito nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti di cui all’Ordinanza del Commissario n. 1771 del 26/2/2002.
Per procedere all’aggiornamento del “Piano Regionale di Bonifica dei Siti Inquinati” (predisposto in coerenza con i criteri previsti dal DM n. 471/1999 e dunque sulla base di un censimento dei siti potenzialmente contaminati e di un’anagrafe dei siti da bonificare datata al 1999) è stato approvato e sottoscritto lo schema della convenzione tra il Dipartimento Politiche dell’Ambiente della Regione Calabria e l’Arpacal (Delibera n. 37 del 5/2/2015), che affida all’Agenzia stessa la predisposizione e attuazione di un Piano di Lavoro per lo svolgimento delle attività finalizzate all’aggiornamento dei dati dei siti potenzialmente inquinati presenti nella Regione Calabria, al fine di stabilire l’ordine di priorità degli interventi di bonifica secondo criteri di valutazione del rischio relativo.
Sono circa 587 i siti potenzialmente inquinati che la Regione ha registrato in una apposita anagrafe del Piano regionale delle Bonifiche; siti che l’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente della Calabria (Arpacal) sarà chiamata a verificare in una attività di ricognizione, per stabilire l’ordine di priorità dei successivi interventi di bonifica.
Purtroppo, sul sito della Regione Calabria le informazioni rispetto ai siti da bonificare sono molto scarse. Al posto dell’anagrafe dei siti c’è solo un Pdf, un elenco anonimo e pressochè incomprensibile, in cui i luoghi inquinati vengono distinti per provincia, comune, e generica località, senza neanche due righe per specificare il sito vero e proprio e gli inquinanti presenti. In una colonna viene registrato il livello di rischio con un numerino specificato per ciascun sito senza che però sia indicata la scala In un’altra colonna troviamo genericamente le sigle ‘MR’, ‘BR’, e ‘AR’ che con un po’ di fantasia possiamo pensare che corrispondano a Medio, Basso e Alto Rischio ma per le quali, nell’elenco riportato sul sito del dipartimento dell’ambiente, non vi è alcuna legenda esplicativa.
Ad esempio, la Città di Rende è presente nell’elenco con un sito genericamente segnalato come ad Alto Rischio con un valore di 386 (su quanto?) nella località Coda di Volpe, frazione dove sorgeva l’ex Legnochimica ma soprattutto l’ex inceneritore, a cui il documento si riferisce, e che oggi ospita una centrale a biomasse e un’azienda di trattamento dei rifiuti solidi urbani.
Il radicale Giuseppe Candido affermava a proposito in un articolo del 2015: “I cittadini, stando alle leggi nazionali e dalle convenzioni internazionali, avrebbero invece il diritto di conoscere, per i siti da bonificare, quali interventi siano già stati realizzati, e quali siano ancora in corso di realizzazione, per la bonifica. Come avrebbero il diritto sacrosanto di conoscere a quali soggetti spetti la bonifica. E la legge prevede che per i siti inquinati la regione pubblichi e consenta di conoscere persino l’elenco degli enti pubblici di cui la regione intende avvalersi, in caso di inadempienza dei soggetti obbligati. Penso”, conclude la nota di Candido, “alle centinaia di siti inquinati calabresi come quello della Marlane a Praia Mare, oppure come quelli dispersi nella Valle del Fiume Oliva, oppure quelli di Crotone non rientranti nei siti di interesse nazionali e per i quali è competente la Regione. L’elenco dei siti riportati fa paura. E fa paura proprio perché di questi siti ancora da bonificare per alcuni dei quali è in corso una procedura d’infrazione della Commissione europea, non si conosce la fonte né il grado d’inquinamento”(9). Nulla è cambiato da allora.

2017: Altro anno, altro incendio

Come tutti gli anni arriva l’estate e le temperature si impennano. L’esperienza e l’attenzione degli abitanti del quartiere ha insegnato a riconoscere le prime avvisaglie del disastro incipiente, attraverso gli odori che oramai riconoscono ad occhi chiusi ed attraverso i fumi che invece vedono ad occhi aperti. Questi segnali sono il primo avvertimento che qualcosa sta accadendo e qualcosa a giugno 2017 è accaduto davvero. L’ennesimo incendio che ha interessato le vasche e che è stato possibile spegnere solo grazie all’intervento tempestivo dei mezzi dei vigili del fuoco e della protezione civile aiutati dall’alto dai Canadair. Tante ore e tanta fatica, ma non c’è acqua nelle vasche? Forse è evaporata per le alte temperature lasciando scoperte le tante tonnellate di trucioli di legno ma, dice il capo dei vigili intervenuto in un’intervista ad una televisione locale: “non ho mai visto che le fiamme si propaghino dall’alto verso il basso”. Non è possibile che il fuoco sia sceso nelle vasche è più probabile che di là sia partito per espandersi verso l’alto; autocombustione. Auto-suggestione, dicono le autorità. L’incendio è doloso, qualcuno lo ha acceso e poi si è propagato nella contrada. Le analisi sono nei limiti, ammette l’Arpacal e quindi è il caso che rientri l’Ordinanza del Sindaco che “prudenzialmente” aveva posto il divieto di esposizione diretta ai fumi, di esporre indumenti e alimenti, di raccogliere e consumare i prodotti ortofrutticoli e di evitare il pascolo e l’utilizzo di foraggi della zona interessata alla combustione per un raggio di circa un chilometro.
Come nel passato, dopo l’incendio, si scatena il vortice dell’attivismo compulsivo di tutte le istituzioni. Sono sul campo il Presidente della Regione, sua eccellenza il Prefetto, il Sindaco ed il capo della protezione civile coadiuvato dal capo dei Vigili del Fuoco (sempre siano lodati!). Subito tavoli tecnici per risolvere l’emergenza, subito incontri in Prefettura per stabilire le mosse che porteranno ad una risoluzione definitiva del problema. Ma all’ennesimo tavolo tecnico il Comune dice di avere tutta l’intenzione di bonificare mettendosi al posto del privato, la Legnochimica, come prescrive la legislazione ambientale ma che non ha i soldi per farlo essendo in predissesto. Chiede i soldi alla Regione che risponde attraverso il suo rappresentante che fa spallucce: “non possiamo utilizzare soldi pubblici su un sito privato”. Falso.
Allora il Comune prova a chiedere, il 16 giugno 2017, l’accesso al fondo rotativo per la progettualità di Cassa Depositi e Prestiti, che risponde in data 3 luglio 2017 con una lettera che boccia la richiesta.
Ora tocca ai giudici mostrare interesse per la vicenda ed il 6 luglio, scrive un giornale locale online:
“La procura di Cosenza ha provveduto a notificare questa mattina tre nuovi avvisi di garanzia relativi all’inchiesta sull’ex Legnochimica. Il primo provvedimento era stato emesso il 23 novembre del 2015, quando a seguito del decreto di sequestro dell’intera area disposto dal gip Salvatore Carpino, il pubblico ministero Antonio Bruno Tridico aveva iscritto nel registro degli indagati il liquidatore Pasquale Bilotta (11). Oggi invece i carabinieri Forestale di Cosenza, che hanno la delega di indagine, hanno consegnato l’avviso di conclusioni indagini al sindaco di Rende Marcello Manna, all’assessore comunale all’ambiente Francesco D’Ippolito e al responsabile dell’ufficio tecnico settore ambiente Francesco Azzato. […] Nel primo capo d’imputazione, la procura di Cosenza contesta a Manna, D’Ippolito e Azzato che «pur avendo consapevolezza dell’avvenuta decorrenza dei termini procedurali fissati dall’art. 242 TUA, e pur in presenza della perdurante evidente inerzia del liquidatore della società Legnochimica» Pasquale Bilotta «non provvedevano, essendovi obbligati per legge ai sensi dell’art. 250 TUA, ad attivare il potere/dovere sostituto di bonifica ponendo in essere le procedure e gli interventi previsti dall’art. 242 TUA volti a risanare le acque sotterranee ai terreni interessati risultate fortemente contaminate per la presenza oltre le soglie di concentrazione consentite (CSC) equivalenti alle CSR, di metalli pesanti quali alluminio, manganese e ferro, nonché cromo, nichel arsenico e piombo». Fatti commessi, secondo chi indaga, a Rende dal 29 maggio 2015 al 19 aprile 2016. Bilotta, sostengono gli investigatori, avrebbe scaturito con le sue presunte condotte negligenti «un disastro ambientale consistito nell’arrecare offesa alla pubblica incolumità in ragione sia della rilevanza del fatto che del numero delle persone esposte a pericolo.
Il liquidatore, insieme agli altri tre, non avrebbero messo in sicurezza lo stato dei luoghi, non osservando gli obblighi di legge previsti dall’art. 242 ss. TUA, permettendo «le costanti emissioni nocive e la conseguente forte esposizione al rischio per la salute dei residenti nella zona e di tutti coloro che, nel medesimo ambito territoriale, svolgono attività lavorative.
«Esposizione a rischio – affermano gli inquirenti – che aumentava in occasione dei ripetuti e prevedibili incendi verificatisi anche per autocombustione nei pressi dei siti inquinati, con la conseguente propagazione di fumi altamente tossici per l’uomo, in specie di emissioni nocive oltre le soglie massime consentite dalla legge»” (12).
La magistratura, quindi, interviene di nuovo e questa volta per additare i nuovi amministratori del Comune quali responsabili di un disastro ambientale iniziato cinquant’anni prima. È chiaramente un’altra manovra che tende a mostrare un interesse per la questione ma destinato ad essere un nuovo buco nell’acqua e a dilatare nuovamente i tempi per una soluzione definitiva.
Nel frattempo la Regione per bocca del suo Governatore afferma che non è più tollerabile una simile situazione, il Prefetto che seguirà personalmente la vicenda informando puntualmente la popolazione ed il Sindaco di Rende che proverà a sentire direttamente il ministro.
“Ad oggi – afferma in un comunicato il Coordinamento #DecidiamoNoi – grazie alla vecchia arte della contro- informazione, ci risulta che il Ministero abbia chiesto fortemente l’iscrizione al registro regionale dei siti inquinati dei terreni della Legnochimica. Rimaniamo esterrefatti che ancora dopo tanti decenni non si sia provveduto a tale iscrizione: ciò testimonia l’interesse che i governanti del passato e del presente hanno per la salute di tutti noi che viviamo nei territori regionali. Ma questo non è neppure il peggio visto che, nonostante il via libera ministeriale, non si è registrata alcuna attività da parte dell’Assessorato regionale all’Ambiente: non una comunicazione, non una nota, non un atto. Avevano promesso tutti: Prefetto, Governatore e Protezione Civile, che le Associazioni territoriali sarebbero state informate tempestivamente su tutte le novità. Stessa falsa promessa per quanto riguarda la messa in sicurezza dell’area (telecamere rilevanti la temperatura e pompe nella prossimità dei laghi); e dire che sono passati “solo” 3 mesi! Stessa falsa promessa per i famosi cento mila euro, ancora non reperiti, necessari alla redazione del Progetto Operativo di Bonifica (POB), senza il quale non è possibile far partire le procedure per la bonifica. Riepiloghiamo dunque: il Comune vuole redigere il POB ma non ha i soldi e li chiede alla Regione. Questa risponde che non è competente e che si tratta di un sito privato. L’interlocuzione a questo punto è tra il Comune e il Ministero che, con un’abile giravolta, chiede l’iscrizione alla Regione, che si giustifica dicendo di non aver mai ricevuto la documentazione dal Comune. E’ stata semplice la nostra profezia affidata ad un post il 12 giugno: «Ci sembra il solito gioco dello scaricabarili, la solita tecnica dei tavoli istituzionali che servono solo a differire le scelte, diluire le responsabilità politiche. Non tollereremo altri rinvii. La situazione è grave, l’inquinamento dell’area è noto, la tossicità dei fumi dimostrata. Non è più tempo di comunicati rassicuranti, è tempo che tutte le istituzioni agiscano con la tempestività e la radicalità dovute ad una simile emergenza»” (13).
In effetti Galletti aveva già risposto l’anno prima, luglio 2016, ad un’interrogazione sulla Legnochimica esprimendo più o meno gli stessi concetti che avrà espresso un anno dopo nell’incontro con il Sindaco di Rende, semplicemente una supercazzola:
“Risposta all’interrogazione n. 4-0477 (14)
Fascicolo n.136
RISPOSTA. – La legge n. 68 del 2015, recante “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”, ha introdotto certezze attese da anni su attività illegali come l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale, il traffico e l’abbandono di materiale ad alta radioattività, l’impedimento dell’attività di vigilanza e controllo ambientali, l’omessa bonifica. Proprio la recente presentazione del rapporto Ecomafia 2016 di Legambiente ha certificato la diminuzione dei reati ambientali, mostrando già i primi frutti del nuovo impianto normativo.
Ciò premesso, nella vicenda il Dipartimento 11 ambiente e territorio (servizio 4) della Regione Calabria evidenzia che la competenza in materia di bonifica è stata delegata ai Comuni territorialmente competenti, ai sensi dell’art. 86 della legge regionale n. 34 del 2002. La delega ai Comuni territorialmente competenti è stata altresì confermata con deliberazione della Giunta regionale n. 107 del 9 marzo 2009.
Pertanto, nella fattispecie, il Comune di Rende, a partire dall’anno 2009, ha avviato le procedure previste all’art. 242 del decreto legislativo n. 152 del 2006, invitando la società Legnochimica srl in liquidazione a predisporre il piano di caratterizzazione dell’area ed il progetto di bonifica. ARPA Calabria ha partecipato a tutte le conferenze dei servizi, fornendo i pareri di competenza ed ha poi effettuato i controlli in fase di caratterizzazione dell’area.
Il piano di caratterizzazione dell’area della Legnochimica è stato approvato nella conferenza di servizi del 24 maggio 2012. Successivamente, la società ha eseguito il piano di caratterizzazione i cui risultati sono stati validati dall’ARPACAL ed esaminati nella conferenza di servizi dell’8 novembre 2011. Le indagini e le analisi eseguite hanno evidenziato dei superamenti nella matrice acque sotterranee, per cui la conferenza ha richiesto anche la predisposizione del progetto operativo di bonifica, nonché la rimozione della sorgente primaria di contaminazione, costituita da rifiuto liquido contenuto nei laghi di decantazione e dai relativi fanghi. Nonostante le richieste avanzate dalla conferenza dei servizi nelle varie sedute tenutesi fino al 2014, la Legnochimica srl ad oggi non ha ancora provveduto a redigere il progetto operativo di bonifica secondo le indicazioni fornite dalla conferenza.
Peraltro, nell’ultima riunione tenutasi nel settembre 2015 presso la Prefettura di Cosenza era stato fissato un termine di un mese entro il quale la società avrebbe dovuto presentare il nuovo progetto operativo di bonifica, ma tale invito è rimasto fino ad oggi disatteso. Nel mese di aprile 2016, quindi, stante l’inerzia della società proprietaria, il Comune di Rende ha richiesto alla Regione l’intervento in sostituzione ai sensi dell’art. 250 del decreto legislativo n. 152 del 2006. La Regione ha, successivamente, provveduto a comunicare al Comune che il sito verrà inserito nel redigendo piano regionale delle bonifiche, al fine di individuarne la priorità di intervento.
Alla luce delle informazioni esposte, per quanto di competenza, questo Ministero continuerà a svolgere con la massima attenzione le valutazioni in materia, nonché a tenersi informato sulle attività in corso anche attraverso gli altri enti istituzionali competenti.
Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare GALLETTI” (15)
…..ma poi? Poi c’è l’estate e l’attenzione cala, poi c’è l’autunno e la temperatura cala, poi ci sono le piogge ed i fumi calano; il problema non esiste più. Solo qualche colpo di coda.
A tutt’oggi la costosissima bonifica dell’area non è ancora iniziata a causa di un balletto di respon- sabilità tra il Comune di Rende e l’azienda, rappresentata dal commissario liquidatore Pasquale Bi- lotta. Quest’ultimo ha dichiarato che l’azienda non può impegnare, per la bonifica, più di seicento- mila euro, importo del valore commerciale dei terreni che ancora oggi, nonostante tutto sono di proprietà dell’azienda.


Allegato: Cronologia degli atti più rilevanti

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RIFERIMENTI 

(1) Rivista Calabrese di Storia del ‘900 – 1, 2013, pp. 49-72

(2) https://www.quicosenza.it/news/le-notizie-dell-area-urbana-di-cosenza/rende/68414-ex-operaio-legnochimica- svuotavamo-le-vasche-nel-crati-i-pesci-morivano-ed-era-vietato-parlare-di-inquinamento

(3) http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=942304

(4) https://www.marxismo.net/old/lettere/movimento-operaio/corrispondenze-operaie/intervista-a-tonino-occhiuto

(5) Rende: inquinamento area industriale, sequestrati 4 pozzi – https://www.youtube.com/watch?v=eJL-q-3W2Nk

(6) Legnochimica, conferenza stampa del Sindaco, Avv. Vittorio Cavalcanti – https://www.youtube.com/watch?v=hDavPsM9aM0

(7) Rende: le analisi nell’area della ex Legnochimica – https://www.youtube.com/watch?v=bqfC5D6gXI8

(8) http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/46741
(9) http://www.radicali.it/20150223/siti-inquinati-candido-radicali-calabria-non-c-lanagrafe/

(10) http://www.ottoetrenta.it/politica/rende-la-legnochimica-verra-inserita-nel-piano-regionale-dei-siti-a-rischio-da-bonificare/. Cfr. anche, la trasmissione “I fatti in diretta: Ex Legnochimica la fabbrica dei veleni (https://www.youtube.com/watch?v=eKDY4yu3xAo), i rilievi dell’ARPACAL e le dichiarazioni di un operaio (https://www.youtube.com/watch?v=nP9tgAcG5jg)

(11) http://www.cosenzachannel.it/2016/05/28/ex-legnochimica-non-solo-bilotta-indagate-altre-due-persone-lunedi-i- rilievi-foto/

(12) http://www.cosenzachannel.it/2017/07/06/ex-legnochimica-spuntano-altri-tre-indagati-ce-anche-il-sindaco-di- rende/

(13) http://www.malanova.info/2017/10/06/non-si-muove-foglia-che-palla-palla-non-voglia-ma-e-davvero-cosi/

(14) http://www.senato.it/loc/link.asp?leg=17&tipodoc=sindisp&id=942304

(15) http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindispr&leg=17&id=986228

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